Nel cuore della città, davanti alla stazione centrale di Trieste, la piazza Libertà è da sette anni il punto di ritrovo per chi proviene dalla rotta balcanica e attende assistenza. Qui, l’organizzazione Linea d’Ombra distribuisce pasti caldicoperte e medicazioni ai migranti che, spesso, hanno viaggiato a piedi per settimane. Il lavoro dei volontari è stato considerato un esempio di solidarietà urbana capace di creare un piccolo tessuto di cura in una zona ad alta concentrazione di persone vulnerabili.
Il 18 ottobre 2026 la Questura di Trieste ha emanato un provvedimento che cambia radicalmente le regole del gioco. L’ordinanza, valida dal lunedì 19 al venerdì 23 ottobre, permette la distribuzione di cibo e coperte solo nella fascia oraria compresa tra le 18 e le 20 nei giorni feriali, mentre il fine settimana è interamente vietato. La misura è già in vigore da giugno, quando è stato introdotto il nuovo Patto di migrazione e asilo, e richiede un’autorizzazione settimanale per ogni attività di assistenza.
Orario limitato: dal lunedì al venerdì, 18-20
Il nuovo orario consentito nasce con il claim di prevenire ogni eventuale turbativa dell’ordine pubblico e della sicurezza. La giustificazione ufficiale sottolinea la necessità di tutelare le attività di socialità, intrattenimento e svago e di non ostacolare le iniziative economiche che si svolgono nel centro cittadino. Il provvedimento, quindi, lega l’assistenza ai migranti a una finestra di due ore, cercando di ridurre l’impatto sulla vita notturna dei residenti e sui flussi di turisti che approfittano dell’area per gli aperitivi.
Motivazioni della Questura
Nel documento rilasciato dalla Questura di Trieste si legge la frase chiave: “ogni eventuale turbativa dell’ordine pubblico e della sicurezza“. Le autorità hanno citato due accoltellamenti avvenuti negli ultimi mesi nella zona, così come manifestazioni non autorizzate, per rafforzare la percezione di una crescente instabilità. Il responsabile della sicurezza ha spiegato che limitare l’intervento dei volontari alle ore serali riduce i rischi di scontri e garantisce una migliore gestione delle forze dell’ordine, che già mantengono un presidio 24 ore su 24 nella piazza.
Le reazioni di volontari, amministrazione e partiti
Le associazioni di volontariato hanno risposto con veemenza. Lorena Fornasir presidente di Linea d’Ombra ha definito il provvedimento “una prima volta in sette anni di presenza” nella zona. Lara Cavalli, attivista dei “Fornelli resistenti”, ha commentato che il divieto equivale a “non disturbare chi va a prendere l’aperitivo con la visione di piedi rovinati e bambini sfiniti”. I volontari hanno più volte iniziato le attività verso le 19, estendendole oltre le 21 per coprire le necessità dei rifugiati, ma ora dovranno comprimere l’intervento in un lasso di tempo più ristretto.
Le parole dei protagonisti istituzionali
Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga ha definito l’area “sottratta ai cittadini” a causa degli eventi violenti. L’assessore Pierpaolo Roberti ha definito la situazione da “regolare senza sconti”. Il sindaco Roberto Dipiazza ha invece dichiarato la decisione “corretta ed opportuna”, affermando che “la città non è un Far West dove alcuni, nascondendosi dietro il concetto nobile di solidarietà, portano avanti azioni politiche”. Il sindaco ha ribadito che le regole esistono per tutti e vanno rispettate, sottolineando la necessità di garantire ordine e sicurezza al centro cittadino.
Nel frattempo, la rete di assistenza composta da Caritas, altri centri sociali e le organizzazioni locali continua a richiedere un dialogo costruttivo con le autorità. Le richieste includono la revisione della normativa oraria, la possibilità di spostare i turni di volontariato su altri luoghi più sicuri e il riconoscimento della solidarietà come elemento imprescindibile di una città accogliente. La questione resta aperta, in attesa di eventuali ulteriori provvedimenti o di una possibile revisione delle misure introdotte dalla Questura di Trieste.



