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Divieto di distribuzione cibo ai migranti a Trieste durante il fine settimana

Trieste chiude le iniziative solidali nei weekend per preservare l’aperitivo cittadino: il divieto della Questura scatena polemiche.

Divieto di distribuzione cibo ai migranti a Trieste durante il fine settimana

Lo scorso 14 ottobre la Questura di Trieste ha emanato un ordine che proibisce a tutte le realtà di volontariato di distribuire pasti caldi, merci di prima necessità o di offrire assistenza sociale e legale nella zona della piazza della Stazione e, per estensione, nella piazza Libertà durante il sabato e la domenica. L’amministrazione ha giustificato la decisione con la necessità di garantire il regolare svolgimento delle attività di intrattenimento e degli aperitivi tipici della serata triestina.

Divieto della Questura e motivazioni ufficiali

L’ordine, diffuso alle ore 08:23, specifica che l’intervento è volto a prevenire ogni possibile turbativa dell’ordine pubblico e a salvaguardare la libertà di circolazione e le iniziative economiche presenti nel centro cittadino. Viene anche richiesto alle associazioni di rispettare un nuovo orario di operatività, dalle 18 alle 20, anziché quello storico delle 19-22, ritenuto più compatibile con le esigenze lavorative dei volontari. Il provvedimento prevede, in caso di violazione, un possibile arresto fino a tre mesi e una sanzione pecuniaria.

Dettaglio dell’orario ridotto

Il cambio di orario ha un impatto concreto: il presidio di cura, organizzato da Linea d’Ombra e dalla rete dei Fornelli Resistenti, tradizionalmente prevedeva tre ore serali – un lasso di tempo ritenuto adeguato per medicare ferite, distribuire giubbotti e fornire un pasto caldo. Con la nuova finestra di due ore, la capacità di assistere le persone in movimento si riduce drasticamente, soprattutto perché i volontari devono conciliare queste attività con i loro turni di lavoro.

Reazioni di attivisti e realtà solidali

L’attivista Lara Cavalli porta voce della rete dei Fornelli Resistenti, ha definito la misura “indigna” e ha denunciato la logica di proteggere gli aperitivi a scapito dei più vulnerabili. Cavalli ricorda che, da sette anni, la Linea d’Ombra si occupa di un presidio continuo in piazza Libertà, fornendo cure mediche e pasti a chi arriva dalla rotta balcanica. Recentemente, la zona ha accolto una famiglia curda con tre bambini piccoli, una famiglia con un neonato di due anni e una famiglia palestinese con quattro minori, tutti arrivati nei giorni precedenti al provvedimento.

Casi recenti di arrivi

Gli arrivi di queste famiglie, avvenuti tra martedì e giovedì della settimana precedente, evidenziano l’urgenza di mantenere attive le iniziative di sostegno. Circa 150 migranti risultano attualmente senza accoglienza strutturata a Trieste, costretti a percorrere le strade della città in cerca di un riparo temporaneo. Le associazioni sottolineano che il divieto non solo nega il cibo, ma interrompe anche la rete di assistenza legale che facilita le richieste di asilo.

Impatto sul territorio e risposta istituzionale

Il sindaco ha promesso una recinzione della piazza Libertà con un budget di oltre un milione di euro, sostenendo che la misura servirà a “regolare l’uso dello spazio pubblico”. Tuttavia, molte voci locali interpretano la decisione come parte di un “laboratorio di repressione delle migrazioni”, in cui le politiche di accoglienza vengono progressivamente indebolite. La Prefettura non ha ancora risposto alle lettere inviate da più di 6.000 cittadini, che chiedevano la revoca delle restrizioni e la cessazione delle “passeggiate per la sicurezza” promosse da gruppi di estrema destra.

Sanzioni e controlli sul campo

Dopo la chiusura dell’orario, la Polizia di Stato è solita fare controlli a partire da dieci minuti dopo le 20:00, verificando i documenti dei presenti. Chi persiste nella distribuzione rischia l’arresto per tre mesi e una multa, una minaccia che ha già portato alcuni volontari a ridurre la presenza sul territorio.

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