Le ultime previsioni dell’Ufficio Studi di Confindustria Udine, elaborate con i dati Prometeia aggiornati a ottobre, mostrano che il prodotto interno lordo (PIL) del Friuli Venezia Giulia raggiungerà lo 0,8% nel 2026. Si tratta di un rialzo di tre decimi rispetto alla stima di luglio (0,5%). Per il 2027, invece, la crescita dovrebbe attenuarsi, attestandosi allo 0,6%.
Crescita del PIL nel 2026: revisione al rialzo
Il miglioramento rispetto alle previsioni iniziali è dovuto a un primo semestre più dinamico del 2026 sostenuto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dalla resilienza della componente privata. Incentivi come il Super-ammortamento 5.0 e l’iperammortamento hanno stimolato gli investimenti, soprattutto nel settore delle costruzioni. Il medesimo periodo ha visto un rincaro limitato di beni e servizi così come un aumento del prezzo del petrolio più contenuto rispetto alle previsioni di uno scenario di forte squilibrio tra domanda e offerta.
Ruolo del PNRR e degli incentivi fiscali
Il PNRR, la cui spesa è prevista per il 2026, ha alimentato la domanda di investimenti pubblici e privati, facendo affidamento su misure come il bonus 5.0. Queste agevolazioni hanno favorito, in particolare, il comparto edile, che ha contribuito al +2,4% di crescita del valore aggiunto nel 2026, nonostante una leggera flessione rispetto al +2,8% del 2025.
Energia, inflazione e rischi al ribasso
Il principale elemento di incertezza resta l’evoluzione dei mercati energetici. A ottobre il prezzo del petrolio è tornato intorno ai 105 dollari al barile rispetto ai 60 dollari registrati a, e non si prevedono diminuzioni immediate. Parallelamente, il gas ha toccato 86 euro/MWh il livello più alto dalla fine del 2022. Questi costi elevati si sono tradotti in un inflazione al consumo del 4,2% a settembre, erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e rischiando di frenare i consumi nella parte finale del 2026 e nei primi mesi del 2027.
Impatto sul mercato elettrico
Negli alti mesi del 2026, l’elettricità in Italia ha mostrato un divario del 35% rispetto ai principali paesi europei: il prezzo ha toccato i 208 euro/MWh a settembre, quasi il doppio dei 114 euro/MWh di febbraio. Questo gap, unitamente al 40% di aumento dei costi energetici nel comparto manifatturiero rispetto a sei anni fa, penalizza la competitività delle imprese friulane soprattutto quelle ad alta intensità energetica.
Domanda interna, commercio estero e mercato del lavoro
Nel 2026 la crescita regionale è trainata soprattutto dalla domanda interna. I consumi delle famiglie dovrebbero crescere dell’1,3% dopo il +1,5% del 2025, mentre gli investimenti fissi lordi sono previsti in +2,4%, leggermente al di sotto del +2,8% dell’anno precedente. Il settore delle costruzioni rimane un motore chiave, ma la fine del PNRR potrebbe ridurre la spinta investitiva nel 2027, quando gli investimenti dovrebbero crescere appena dello 0,4%.
Scenari del commercio internazionale
Le esportazioni, dopo un picco del +16,9% nel 2025, sono attese in contrazione del -3,7% nel 2026, per poi recuperare un +4,4% nel 2027. La flessione è legata soprattutto al settore della cantieristica navale, la cui attività presenta ciclicità marcata. Le importazioni, crescite dell’11,3% nel 2025, dovrebbero rallentare al +2,6% nel 2026 e +0,8% nel 2027, in linea con la moderata domanda interna.
Andamento del mercato del lavoro
Il mercato occupazionale sembra resiliente: le unità di lavoro dovrebbero aumentare del 2,4% nel 2026 e del 0,4% nell’anno successivo. Il tasso di occupazione tra i 15-64 anni passerebbe dal 69,5% del 2025 al 71,9% nel 2026, per arrivare al 72,4% nel 2027, mentre la disoccupazione scenderebbe dallo 4,6% al 4,2% e poi al 3,9%.
Il “costo dell’energia elettrica rispetto ai concorrenti europei” è percepito come un svantaggio competitivo per il sistema produttivo regionale, rendendo urgenti ulteriori interventi di politica industriale a livello europeo per preservare la competitività della manifattura locale.



