Il 15 ottobre 2026 la città di Trieste segna una ricorrenza poco nota ma di grande valore culturale: il 160° anniversario dalla nascita di Albert Letchford pittore nato nel 1866 a Trieste e morto nel 1905 a Pozzuoli. Nonostante la scarsa reputazione locale, Letchford ha lasciato un’impronta significativa grazie a commissioni prestigiose e a un legame stretto con il famoso esploratore inglese Sir Richard F. Burton.
Per onorare la sua opera, dal 20 al 25 ottobre il Borarium di via Nazionale 49 a Opicina ospita una retrospettiva che riunisce le più importanti illustrazioni realizzate dall’artista per le “Mille e una notte” di Burton. L’esposizione è curata dallo studioso Michael Walton e promette di far riscoprire al pubblico un talento finora marginalizzato.
Albert Letchford: vita, formazione e primi riconoscimenti
Letchford proviene da una famiglia residente nel rione di Chiarbola dove il padre lavorava come ingegnere per Lloyd Triestino. Dopo aver concluso gli studi artistici a Venezia e in Francia si afferma nella scena locale. Già nel 1886 la “Guida Scematica di Trieste” lo registra come artista con atelier in via dell’Acquedotto oggi noto come viale XX Settembre.
Questa prima menzione evidenzia la sua presenza attiva nella vita culturale triestina dell’Ottocento, sebbene la sua fama sia rimasta confinata al di fuori dei confini cittadini, soprattutto grazie alle collaborazioni con mecenati internazionali.
Il rapporto con Sir Richard Burton e le commissioni più celebri
Il grande impulso alla carriera di Letchford arriva quando Isabel Burton moglie di Sir Richard Burton, lo ingaggia per realizzare una serie di dipinti della loro residenza a Villa Gossleth (oggi Villa Economo). L’operazione prevedeva non solo il ritratto della dimora, ma anche una raccolta di vedute di Trieste da inviare in Inghilterra in occasione del pensionamento del console.
Successivamente, Burton stesso commissiona a Letchford l’illustrazione di alcuni passi della sua traduzione delle “Mille e una notte”. Sebbene solo poche illustrazioni siano state finalizzate prima della morte del console, l’artista non abbandona il progetto e, negli ultimi anni della sua vita, completa una serie di 70 incisioni numerate e firmate, tentando di commercializzarle in tirature limitate.
Le incisioni delle Mille e una notte
Le 70 opere costituiscono un vero e proprio archivio visivo delle fantasie orientali reinterpretate da una mano occidentale. Letchford le realizzò con tecniche di incisione che combinano dettagli minuziosi e una morbida palette cromatica, conferendo al racconto una dimensione quasi cinematografica.
La mostra a Opicina: programmazione e dettagli pratici
La retrospettiva, allestita nella suggestiva cornice del Borarium apre le sue porte il martedì 20 ottobre alle 18:30 con una cerimonia di inaugurazione riservata a ospiti, studiosi e appassionati. L’esposizione resta attiva fino a domenica 25 ottobre con orari di apertura dalle 18.00 alle 20.00 tutti i giorni, ad eccezione del mercoledì, quando il museo rimane chiuso.
L’allestimento è suddiviso in tre sezioni: una dedicata alle prime opere di Letchford a Trieste, una seconda che raccoglie le dipinti commissionati da Isabel Burton per Villa Gossleth, e una terza che espone le 70 incisioni delle “Mille e una notte”. Ogni sezione è accompagnata da schede esplicative preparate da Michael Walton che contestualizzano l’opera nel panorama artistico dell’epoca.
Gli amanti dell’arte potranno inoltre partecipare a visite guidate settimanali, durante le quali si approfondiranno i legami tra l’estetica triestina dell’Ottocento e le influenze orientali presenti nelle illustrazioni di Letchford. L’evento costituisce un’importante occasione per riscoprire un artista che, pur avendo operato per mecenati britannici, resta radicato nella sua identità triestina.



