Negli ultimi anni la criminalità organizzata ha raffinato le proprie tecniche di truffa mafiosa confondendo la linea tra istituzioni legittime e attività fraudolente. Dall’impersonificazione di dipendenti pubblici a sofisticati schemi Ponzi basati su lingotti d’oro, i colpevoli si sono concentrati su vittime vulnerabili, tra cui pensionati e risparmiatori con poca difesa legale.
Il caso Carso: una truffa da finto dipendente del tribunale
Il 25 settembre 2025, una donna triestina ha subito una frode per la quale l’autore si è spacciato per dipendente del tribunale. L’uomo ha ottenuto informazioni personali e, tramite richieste di pagamento, ha sottratto migliaia di euro. Il giudice per le indagini preliminari (gip) ha disposto la custodia cautelare nel maggio 2026, rivelando nei fascicoli penali dell’imputato precedenti legami con un’associazione di stampo mafioso. Nonostante la pena prevista per questo tipo di reato sia compresa tra sei mesi e tre anni, le indagini hanno mostrato come la truffa si inserisca in un più ampio schema di frodi finanziarie.
Falsificazione e reati considerati minori
Il sistema adottato prevede l’uso di phishingspoofing e smishing per ingannare le vittime, simulando comunicazioni di autorità giudiziarie o forze dell’ordine. Tali pratiche, benché classificate come reati “minori”, hanno un impatto devastante sui risparmi di persone sole e anziane, creando un mercato nero di informazioni personali che alimenta ulteriori truffe.
Racket dell’eredità: la nuova ricetta mafiosa contro gli anziani
Un’altra strategia mafiosa, emersa in diverse province del Nord, consiste nell’individuare vittime anziane con patrimoni immobiliari consistenti. Un agente immobiliare, collaborando con una rete criminale, forniva elenchi di potenziali bersagli; gli estorsori effettuavano perizie false e, in seguito, costringevano le persone a firmare “testamenti” o a cedere immobili in cambio di falsi consigli legali. Le minacce erano veicolate con toni intimidatori, al punto che alcuni soggetti descrivono gli aggressori come “pesci spada” pronti a trucidare chi non collaborasse. Il risultato: trasferimenti di proprietà senza reale volontà del proprietario, spesso mascherati da operazioni di successione legittima.
La frode dei lingotti d’oro in Trentino-Alto Adige: 89 milioni evaporati
Nel 2019 è stata lanciata la cosiddetta “truffa dei lingotti” dalla società Global Group Consulting SAS, che prometteva un rendimento mensile del 4 % su investimenti in oro. L’offerta, strutturata come uno schema Ponzi prevedeva premi di lusso per i clienti più fedeli. Tra il 2019 e il 2023 più di 89 milioni di euro sono stati raccolti, di cui quasi quattro milioni hanno colpito direttamente 185 investitori trentini e 111 altoatesini. Il 5 febbraio 2026, la GIP ha convalidato i patteggiamenti di cinque imputati, con pene tra i 2 anni e 11 mesi e i 3 anni e 10 mesi. Rimane aperto il procedimento contro Samuel Gatto e Stefania Conti Gallenti, accusati di essere i vertici dell’organizzazione.
Nonostante le autorità abbiano sequestrato sei milioni di euro e recuperato circa due milioni tramite conti bancari, la maggior parte del patrimonio—principalmente oro fisico—è ancora in fase di vendita da parte degli inquirenti. Le vittime, molte delle quali pensionati, attendono ancora un risarcimento effettivo. Questo caso evidenzia come le reti mafiose siano capaci di adattare i propri modi operativi a nuovi mercati, sfruttando la credibilità apparente di investimenti “sicuri” per svuotare i patrimoni di chi fa affidamento sulla loro buona fede.



