Il dibattito sulla possibile trasferenza di undici comuni del Veneto orientale al Friuli Venezia Giulia ha assunto una nuova piega grazie all’intervento del consigliere comunale Maurizio Giacomini. La sua proposta consiste nell’aprire subito un tavolo permanente fra Pordenone e i comuni interessati, per studiare in modo approfondito le implicazioni in ambito sanitario, infrastrutturale, industriale e turistico.
La proposta di Giacomini: un tavolo permanente tra Pordenone e i comuni veneti
Giacomini ha sottolineato che il percorso istituzionale per un eventuale cambio di regione è lungo e complesso: richiede tempo, coinvolgimento delle popolazioni, e un confronto serio tra Comuni, Regioni e Stato. Tuttavia, ha avvertito che “non si può lasciare cadere questa occasione”. Per lui, la sfida è evitare una campagna annessionistica e al contempo non perdere la chance di rafforzare la posizione di Pordenone nel panorama regionale.
Motivi di interesse per Pordenone
Pordenone, con una popolazione di poco più di 50.000 abitanti, si trova di fronte a una serie di criticità: declino di alcune parti del sistema industriale, difficoltà nel commercio urbano, percezione di una maggiore insicurezza, invecchiamento demografico e un sistema sanitario territoriale che mostra segnali di debolezza. Giacomini teme che, senza un rafforzamento territoriale, la città possa diventare più chiusa e meno capace di influenzare le decisioni regionali.
Le istanze dei 11 comuni nella V Commissione regionale
Il 22 ottobre la V Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha ascoltato i sindaci di Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Meduna di Livenza. La sessione, presieduta da Diego Bernardis, ha evidenziato legami storici, identitari e linguistici tra i territori, oltre a continuità nei servizi quotidiani.
Proposte concrete emerse dall’audizione
Tra le opzioni discusse vi erano: mantenere lo status quo; stipulare accordi territoriali simili a quelli tra Veneto, Lombardia e Trentino-Alto Adige; o indire un referendum comunale per il passaggio di regione. La fondazione Think Tank Nord Est ha fornito dati sul possibile impatto: un aumento demografico e di superficie quasi dell’8% per il FVG, crescita del valore aggiunto del 7,5% e un extra-gettito per la regione di circa 172 milioni di euro dalla quota Irpef, più 18,5 milioni dall’addizionale regionale.
Conseguenze economiche e sociali di un eventuale trasferimento
Passare al Friuli Venezia Giulia significherebbe per i comuni veneti accedere a una regione a autonomia speciale, con bilanci più solidi e maggiori capacità di spesa. Gli incentivi attivi nella regione includono misure per il carburante, la prima casa e l’efficientamento energetico, benefici che potrebbero migliorare la competitività locale. D’altro canto, Giacomini avverte che trasferire risorse e funzioni verso il Friuli centrale potrebbe ridimensionare ulteriormente il peso di Pordenone, se non si costruisce un nuovo assetto territoriale condiviso.
La proposta di un tavolo permanente vuole trasformare una discussione potenzialmente divisiva in una opportunità di sviluppo integrato. Se le amministrazioni coinvolte riusciranno a trovare un terreno comune, la zona potrebbe emergere come una macro-regiona capace di dialogare alla pari con il Friuli centrale, Trieste e il resto del Nord-Est.



