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Ritratto di Italo Svevo venduto per 280.000 euro resta a Trieste

Il ritratto di Italo Svevo realizzato da Leonor Fini nel 1928 è stato battuto all'asta a Milano per 280.000 euro e comprato dalla Fondazione CRTrieste, garantendo il ritorno in città e la futura fruizione pubblica

Ritratto di Italo Svevo venduto per 280.000 euro resta a Trieste

Una delle opere più discusse nelle ultime ore è il Portrait d’italo svevo firmato Leonor Fini e datato 1928. Messo all’asta a Milano dalla casa d’aste Il Ponte, il quadro — un olio su tavola di 54 x 45,5 centimetri — ha scatenato un rilancio serrato che ha fatto lievitare il prezzo ben oltre le previsioni iniziali, trasformando una vendita annunciata come locale in un caso di interesse pubblico e istituzionale.

La notizia ha preso vigore anche per la provenienza dell’opera: fino a poco prima della vendita il dipinto apparteneva alla collezione privata della triestina Claudia Benedetti e in città si era espresso forte il timore che potesse lasciare l’Italia. Un intervento amministrativo dell’ultima ora e la decisione di un ente locale hanno però reso possibile che il lavoro rimanesse legato al suo contesto culturale d’origine.

La vendita e le cifre

La sessione d’asta del 26 maggio 2026 ha visto la tela aggiudicata per 280.000 euro dopo una competizione sostenuta tra offerenti in sala, al telefono e online. La vendita è partita da una base stimata tra 15.000 e 25.000 euro, ma la determinazione dei compratori ha moltiplicato la cifra stimata di oltre undici volte. A questo importo va aggiunta la commissione prevista dalla casa d’aste: con la percentuale del 28% il costo effettivo per l’acquirente sale a 358.400 euro, un dato che illustra quanto l’opera sia stata ritenuta preziosa oltre il valore puramente economico.

Il quadro e il suo contesto

Il ritratto rappresenta Italo Svevo in giacca e cravatta su uno sfondo che alterna elementi familiari e – in alcuni dettagli – una lieve estraneità espressiva tipica delle ricerche formali di Leonor Fini. Pur non avendo raggiunto i massimi storici del mercato dell’artista — dove opere come Dans la tour e Autoportrait au scorpion hanno superato i due milioni di dollari — questo ritratto si colloca come un pezzo di rilievo, capace di valicare la dimensione meramente locale e assumere un ruolo iconico per la storia culturale di Trieste.

Provenienza e tutela

Prima dell’apertura delle offerte la Direzione della Soprintendenza alle Belle arti aveva dato notizia dell’avvio del procedimento di dichiarazione di interesse artistico e storico particolarmente importante, misura pensata per evitare l’esportazione dell’opera. Tale azione amministrativa, comunicata alla vigilia della vendita, non avrebbe comunque impedito la vendita in Italia, ma ha dichiaratamente reso più difficoltosa la cessione oltre confine e ha sottolineato il valore culturale riconosciuto al quadro.

Il valore sul mercato

L’aggiudicazione milanese segnala come il mercato abbia rivalutato lavori di matrice locale quando questi possiedono un’efficace carica simbolica. L’opera non è stata collocata tra i capolavori più costosi di Fini, ma il risultato d’asta dimostra che anche pezzi meno attesi possono attirare grande interesse, soprattutto se legati a figure eminenti come Italo Svevo e a contesti culturali ben definiti.

Il futuro dell’opera e la fruizione pubblica

A fare proprio il dipinto è stata la Fondazione CRTrieste, che nell’immediato ha confermato l’acquisto tramite il suo vicepresidente Francesco Peroni e sotto la presidenza di Massimo Paniccia. La decisione era stata presa dal consiglio d’amministrazione e, dopo una gara concitata, la banditrice ha ufficializzato l’aggiudicazione a favore della Fondazione, che ha spiegato l’intenzione di restituire l’opera alla città rendendola visibile al pubblico senza attendere necessariamente una grande mostra di presentazione.

Peroni ha evitato impegni formali sul luogo espositivo, ma non ha escluso la formula del comodato e una possibile collaborazione con istituzioni come il Museo Revoltella. L’accordo tra soggetti pubblici e privati e l’intervento della Soprintendenza evidenziano come il ritratto sia stato percepito collettivamente come un bene culturale della comunità triestina. Nei prossimi mesi la Fondazione definirà modalità e tempistiche per l’esposizione, garantendo che l’opera possa essere ammirata da cittadini e studiosi senza perdita del legame con la sua città d’origine.

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