La Regione Friuli Venezia Giulia ha formalizzato l’acquisto dell’area tra via Italo Svevo e via dei Lavoratori, individuata come sito per la futura sede del 118. Il contratto è stato sottoscritto il 18 maggio tra la direzione Patrimonio regionale e la Agenzia del Demanio, per un valore di 500mila euro interamente coperti con risorse regionali. L’operazione apre la strada alla demolizione dell’attuale complesso e alla costruzione di una nuova centrale operativa pensata per rispondere alle esigenze di un sistema di emergenza sempre più complesso.
L’area complessiva si estende per circa 3.600 metri quadri e comprende un piazzale già utilizzabile: lo spazio, di proprietà del Demanio, torna così disponibile per interventi pubblici. La trattativa ha seguito un filone avviato negli anni precedenti, quando era fallita una vendita all’asta del 2018 offerta a 670mila euro; questa volta la direzione Patrimonio, operando per conto dell’ASUGI, ha acquisito il compendio considerato strategico per la città, collocato a ridosso delle sedi di Trieste Trasporti e dei Vigili del Fuoco.
Il progetto e la destinazione d’uso
La Regione ha chiarito che l’immobile sarà demolito per lasciare spazio a una nuova struttura dedicata al servizio 118, progettata secondo i più moderni standard operativi. La fase di riconversione sarà seguita direttamente dalla direzione Salute, con l’obiettivo di realizzare una centrale operativa che migliori la coordinazione degli interventi e l’efficienza del personale. L’intento dichiarato è quello di garantire spazi funzionali per operatori, tecnici e logistica, in modo da ottimizzare i tempi di risposta e le procedure in caso di emergenza.
Tempi, fasi e aspetti pratici
Al momento non è stato definito un cronoprogramma preciso per le fasi di demolizione e ricostruzione: la Regione ha preferito avviare prima l’acquisizione del sito per assicurare la disponibilità dell’area. È comunque evidente che, data la consistenza della superficie e la centralità dell’ubicazione, i lavori richiederanno una progettazione attenta e una fase autorizzativa puntuale. Il piazzale già utilizzabile potrà servire a soluzioni temporanee, ma la nuova infrastruttura nascerà su una porzione edificabile ampia e ripensata in chiave operativa.
Alle radici dell’ex jutificio
Lo stabile noto come ex Jutificio Triestino è parte dell’antico retroporto cittadino: costruito nel 1901 da un gruppo di commercianti locali, nacque come consorzio e poi come società per azioni per la lavorazione della juta che arrivava via mare. L’attività produttiva raggiungeva una media di circa 25.000 quintali di prodotto, con il mercato inglese tra i principali acquirenti. Nel secondo dopoguerra l’area, come molte altre strutture portuali, venne riutilizzata anche come campo profughi per gli esuli, trasformando la funzione dell’edificio in risposta a esigenze sociali straordinarie.
Caratteristiche costruttive e stato di conservazione
Dal punto di vista architettonico, lo stabile si sviluppa su tre piani caratterizzati da grandi aperture vetrate, oggi parzialmente ombreggiate dalla Sopraelevata. In passato è stata presente una ciminiera in mattoni rossi alta 50 metri, demolita nel 2012. Lo stato di conservazione dell’intero complesso era stato giudicato pessimo circa dieci anni fa e, per questo, non risultano vincoli tali da impedire un intervento di demolizione e ricostruzione.
Motivazioni e ricadute sul territorio
L’acquisto è stato salutato come un investimento nella sicurezza sanitaria e nella qualità dei servizi alla comunità: l’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, ha sottolineato che si tratta di dotare Trieste di una sede del 118 «moderna, funzionale e adeguata agli standard richiesti da un sistema di emergenza sempre più complesso», pensata per migliorare operatività e tempi di risposta. Anche l’assessore al Patrimonio, Sebastiano Callari, ha evidenziato la volontà di valorizzare un’area strategica della città attraverso la collaborazione con l’Agenzia del Demanio.
In chiusura, l’intervento rappresenta un caso emblematico di come patrimonio pubblico e pianificazione sanitaria possano incrociarsi per produrre benefici collettivi: la trasformazione dell’ex Jutificio Triestino in una centrale operativa è pensata per rafforzare la rete di emergenza di Trieste, senza che al momento siano stati fissati i tempi di realizzazione. La cittadinanza attende ora i prossimi step progettuali e autorizzativi, che definiranno concretamente quando il sito trasformerà la sua funzione storica in un servizio essenziale per il territorio.



