Il settore portuale italiano è in procinto di vivere una trasformazione epocale. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha presentato una riforma che mira a rivoluzionare la governance dei porti italiani. La nascita di Porti d’Italia Spa rappresenta il cuore di questa innovazione, con l’obiettivo di coordinare le strategie nazionali e accelerare la realizzazione delle opere strategiche.
La riforma, che ha suscitato numerose polemiche e dibattiti, è stata accolta con favore dalla Conferenza delle Regioni che ha espresso un parere positivo a maggioranza. Rixi, in visita a Trieste venerdì 24 luglio, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa per il futuro dei porti italiani, in particolare per scali come Trieste, che riveste un ruolo insostituibile nel sistema portuale nazionale.
La strategia per Trieste e il ruolo internazionale
Durante la sua visita a Trieste, Rixi ha ribadito l’importanza di valorizzare il sistema Italia e il ruolo cruciale di Trieste. “Il rischio di Trieste è di perdere traffico sui porti che sono di fronte a Trieste”, ha dichiarato il viceministro. Per contrastare la concorrenza e consolidare le rotte commerciali, la strategia deve puntare sull’attrattività internazionale e su nuove partnership globali.
“La nostra capacità deve essere quella in qualche modo di accelerare e di riuscire ad avere dei rapporti consolidati anche con nazioni terze sulla trazione del traffico”, ha spiegato Rixi. La società avrà anche una vocazione internazionale per andare a fare investimenti anche in porti terzi fuori dall’Unione Europea per attrarre traffico sui porti italiani, seguendo l’esempio di altre nazioni marittime.
Porti d’Italia Spa: coordinamento e accelerazione degli investimenti
La creazione di Porti d’Italia Spa rappresenta un passo fondamentale per il coordinamento delle strategie nazionali. “Non è più sostenibile avere sedici Autorità che, su temi di interesse nazionale, procedono in ordine sparso”, ha affermato Rixi. La società avrà il compito di coordinare le strategie nazionali e accelerare la realizzazione delle opere strategiche.
Rixi ha sottolineato che la riforma non toglierà risorse alle Autorità di sistema portuale. “Oggi molti scali accumulano avanzi di amministrazione perché tra carenze di personale tecnico, procedure complesse e ritardi progettuali, non riescono a spendere tutte le risorse disponibili. ‘Porti d’Italia’ nasce per recuperare questi fondi e trasformarli in cantieri”, ha spiegato il viceministro.
Le Autorità continueranno ad avere tutte le risorse necessarie per la gestione ordinaria e gli investimenti programmati. La differenza è che ogni euro destinato ai porti dovrà produrre infrastrutture, competitività e sviluppo, non rimanere fermo in un bilancio.
Il futuro di Sicilia e Calabria
Rixi ha anche affrontato le preoccupazioni riguardanti le regioni del Sud, in particolare Sicilia e Calabria. “Per troppi anni il Sud è rimasto fermo perché ogni infrastruttura veniva messa in contrapposizione con un’altra. Noi stiamo facendo l’esatto contrario: costruiamo una rete integrata di porti, ferrovie, strade e logistica per rendere Sicilia e Calabria protagoniste dello sviluppo del Paese e dell’Europa”, ha dichiarato.
La riforma mira a liberare le Autorità di sistema portuale dai vincoli burocratici che oggi rallentano investimenti e cantieri. L’autonomia gestionale, amministrativa e di pianificazione resta alle Adsp e ai loro presidenti, mentre ‘Porti d’Italia Spa’ coordinerà le strategie nazionali.
Con questa riforma, il settore portuale italiano si prepara a entrare in una nuova era di competitività e sviluppo, con Trieste e altri scali strategici chiamati a giocare un ruolo di primo piano nel panorama internazionale.



