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Indagini a Trieste: 22 milioni di fondi e un milione di danno

Due indagini separano la Guardia di Finanza e la Corte dei Conti sul porto di Trieste, coinvolgendo manager privati e possibili danni erariali.

Indagini a Trieste: 22 milioni di fondi e un milione di danno

Il Porto di Trieste è da sempre un crocevia strategico per il commercio marittimo dell’Europa centrale. Negli ultimi mesi, però, la sua gestione è finita al centro dell’attenzione giudiziaria, a causa di due distinti filoni di indagine che coinvolgono sia la Guardia di Finanza sia la Corte dei Conti. Le autorità hanno avviato procedimenti volti a verificare l’eventuale uso improprio di risorse pubbliche e a valutare la possibile entità di un danno erariale.

Le indagini si muovono su due fronti diversi: da un lato, un’inchiesta per indebita percezione di fondi pubblici che riguarda alcuni manager di società operanti all’interno del porto; dall’altro, un’istruttoria amministrativa che ipotizza un danno di circa un milione di euro legato alle indennità dei dipendenti dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale. Entrambe le inchieste sono coordinate dalla Procura di Trieste e dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia.

Indagine per indebita percezione di 22 milioni di euro

Il primo filone si concentra su presunti flussi illeciti per un totale di 22 milioni di euro trasferiti dalla partecipata pubblica Alpe Adria a due società private: Trieste Marine Terminal (TMT), gestore del Molo VII, e To Delta operatore logistico multimodale. Le autorità ritengono che i passaggi di denaro siano avvenuti nell’arco di diversi anni e che i responsabili fossero i dirigenti di alto livello di entrambe le imprese.

Operazioni finanziarie tra Alpe Adria, Trieste Marine Terminal e To Delta

Secondo le ricostruzioni, i fondi pubblici sarebbero stati destinati a progetti di sviluppo infrastrutturale, ma le verifiche hanno evidenziato discrepanze tra le somme erogate e le attività realmente svolte. I manager di Trieste Marine Terminal e di To Delta individuati come principali destinatari, avrebbero ricevuto gli avvisi di chiusura delle indagini, ma la vicenda rimane aperta a eventuali ulteriori provvedimenti penali.

Presunto danno erariale da un milione di euro: la verifica della Corte dei Conti

Parallelamente, la Corte dei Conti ha avviato un’istruttoria per accertare un possibile danno erariale di circa un milione di euro, collegato alle indennità percepite dai dipendenti dell’Autorità portuale. L’analisi si è focalizzata sull’applicazione di specifiche circolari ministeriali relative all’integrazione delle retribuzioni dei dirigenti, che avrebbero potuto generare un eccessivo beneficio economico.

Messa in mora a ex dirigenti dell’Autorità portuale

In questo contesto, sono stati notificati atti di messa in mora a diversi ex dirigenti dell’Autorità, tra cui l’ex presidente Zeno D’Agostino e l’ex segretario generale Vittorio Torbianelli. Gli avvisi richiedono la restituzione di eventuali somme indebitamente percepite e la regolarizzazione delle pratiche amministrative contestate. La Corte dei Conti ha sottolineato che la procedura è ancora nella fase istruttoria e che non è stata ancora emessa alcuna decisione finale.

L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha ribadito che le due indagini riguardano procedimenti distinti, di natura diversa, e che sta collaborando pienamente con le autorità competenti per far luce sui fatti. La dichiarazione istituzionale ha inoltre assicurato la fiducia nella professionalità dei dirigenti attuali e ha invitato a rispettare il lavoro della magistratura per garantire trasparenza e correttezza nella gestione del porto.

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