Negli ultimi giorni le banchine dei due più grandi scali del Friuli-Venezia Giulia sono state teatro di un intenso dibattito sindacale. Dopo un’assemblea massiccia, le sigle Filt, Cgil, Fit e Uiltrasporti hanno unanimemente deciso di aprire uno stato di agitazione per i lavoratori dei porti di Trieste e Monfalcone, chiedendo all’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale (ASPAO) di avviare un confronto concreto.
Decisione sindacale e richieste all’Autorità portuale
L’assemblea, tenutasi nella mattina di lunedì, ha registrato una partecipazione sorprendente: centinaia di dipendenti delle imprese portuali, degli articoli 17 e dei servizi collegati hanno espresso la loro insoddisfazione. I rappresentanti hanno sottolineato che le problematiche – dalla precarietà contrattuale alla gestione dei turni – restano senza risposta nonostante le numerose sollecitazioni nei mesi precedenti. La richiesta principale è che l’ASPAO raccolga le istanze dei lavoratori e avvii un percorso di dialogo capace di tradursi in impegni precisi. Il nuovo stato di agitazione si aggiunge a quello già avviato dalla forza lavoro dell’Autorità di Sistema Portuale (ADSP), rafforzando la pressione verso una soluzione condivisa.
Obiettivo di un confronto produttivo
Le organizzazioni sindacali hanno ribadito la loro disponibilità al tavolo di negoziazione, ma hanno avvertito che il semplice fare tavola rotonda non è sufficiente: occorrono risultati concreti. La forte partecipazione all’assemblea è stata interpretata come un chiaro segnale di esaurimento di pazienza: i lavoratori chiedono ascolto, rispetto e, soprattutto, una risposta tempestiva alle loro istanze. La decisione di proseguire nella mobilitazione sarà mantenuta finché non verranno fornite risposte adeguate.
Le tensioni sulla riforma portuale proposta dal governo
Parallelamente al dibattito interno, i portuali hanno espresso preoccupazione per la riforma della portualità promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato dal ministro Matteo Salvini e dal vice ministro Edoardo Rixi. Il provvedimento, percepito come “pericoloso e inutile”, prevede l’introduzione di un fondo di accompagnamento alla pensione per operai con un’età media di circa 50 anni, ancora impegnati in lavori fisicamente gravosi. Il contratto nazionale di lavoro, scaduto da tempo, deve essere rinnovato, ma l’avanzamento è ostacolato da alcune associazioni datoriali, tra cui Fise Uniport, che hanno manifestato resistenze.
Impatti sulla forza lavoro e sui turni
Le dichiarazioni dei sindacati hanno evidenziato come l’attuale assetto contrattuale lasci i dipendenti esposti a turni improvvisi, salari al di sotto del costo della vita e scarsa tutela previdenziale. L’introduzione di un fondo pensionistico, sebbene presentata come misura di sostegno, rischia di appesantire ulteriormente un sistema già sotto pressione, con la possibilità di ridurre la flessibilità operativa dei porti. Gli operativi, in media 50enni, denunciano un “lavoro usurante” che richiede una revisione urgente delle condizioni contrattuali.
Il coinvolgimento internazionale e lo sciopero del 30 ottobre
Il movimento sindacale non si limita a Trieste e Monfalcone. Il 30 ottobre 2026, più di 113 scali in 22 Paesi hanno aderito a una giornata di mobilitazione globale, coordinata dall’Unione Sindacale di Base (USB). Tra i porti coinvolti figurano nodi strategici come Genova, Ravenna, Catania, Gioia Tauro, Marsiglia, il Pireo, Amburgo, Tangeri, Oakland e San Francisco. Le modalità di partecipazione variano: in alcuni luoghi si è optato per un’interruzione totale di 24 ore, in altri per presìdi o manifestazioni di breve durata.
Una protesta che unisce lavoro e questioni sociali
In Sicilia, ad esempio, la protesta si è ampliata includendo associazioni studentesche, gruppi di solidarietà internazionale e movimenti per i diritti sociali. Gli organizzatori hanno sottolineato che la crisi del potere d’acquisto, la debolezza dei servizi pubblici e la crescente spesa militare sono temi strettamente collegati alle richieste dei portuali. La rete locale ha pianificato assemblee cittadine, dimostrando che la mobilitazione non è solo una vertenza sindacale, ma un vero movimento di difesa del welfare delle comunità portuali.



