Il pomeriggio del 29 ottobre 2026 ha visto scaturire due eventi di forte impatto nella zona di confine italo-slovena. A San Dorligo della Valle è emerso un gesto che ha suscitato una denuncia accesa del gruppo consiliare di centrodestra, mentre a Doberdò del Lago è stata organizzata una cerimonia ufficiale per il decimo anniversario del monumento dedicato ai soldati sloveni caduti sul fronte dell’Isonzo.
Entrambi i fatti, seppur diversi nella natura, sono legati al tema sensibile della memoria storica di una regione che ha vissuto conflitti, migrazioni e mutamenti di confine. Il dibattito pubblico è stato acceso, con richieste di rispetto per le sofferenze del passato e, al contempo, con la volontà di celebrare le vittime di guerre precedenti.
Bandiera della Repubblica socialista di Slovenia issata a San Dorligo della Valle
Durante la cerimonia del ricordo al Parco della Rimembranza, la bandiera dell’allora Repubblica socialista di Slovenia – parte della Jugoslavia di Tito – è stata sollevata sullo stemma del luogo. Il gesto è stato immediatamente segnalato dal gruppo consiliare del Centrodestra per San Dorligo della Valle, che ha definito l’azione “grave, offensiva e profondamente irrispettosa”.
Le ragioni della condanna del Centrodestra
Il comunicato del gruppo evidenzia che la bandiera non è un semplice simbolo, ma rappresenta il regime jugoslavo e le vicende dolorose legate alle foibe, ai quarant’anni di occupazione di Trieste, all’esodo forzato di istriani, fiumani e dalmati, nonché alla repressione politica subita dalle famiglie italiane. Per i consiglieri, l’esposizione di quel vessillo durante una manifestazione commemorativa equivale a calpestare il dolore delle generazioni che hanno vissuto quegli eventi.
Il messaggio rivolto all’amministrazione comunale è chiaro: deve tutelare l’intera collettività, evitando gesti che possano ferire parti della popolazione. La dichiarazione punta, inoltre, a richiamare la necessità di una rappresentanza istituzionale equilibrata, capace di tenere conto della sensibilità di tutti i cittadini.
Doberdò del Lago celebra il decimo anniversario del monumento ai soldati sloveni
Nel frattempo, nella vicina Doberdò del Lago, il Comune ha organizzato una cerimonia alle ore 11.30 del 25 ottobre 2026 per commemorare il decimo anno dall’inaugurazione del monumento dedicato ai soldati sloveni caduti tra il 1915 e il 1917 sul fronte dell’Isonzo. Il progetto, realizzato dall’architetto goriziano Jože Cej, è stato promosso grazie alla collaborazione tra il Kulturni dom di Gorizia e l’amministrazione locale.
Programma, interventi e protagonisti
Il programma prevede discorsi del sindaco di Doberdò, Peter Ferfolja, del presidente del Kulturni dom, Igor Komel, e dello scrittore Andrea Bellavite. A nutrire l’atmosfera solenne, l’orchestra Kras accompagnerà i cori femminili Jezero, il coro misto Hrast e il coro di voci bianche Veseljaki. Le associazioni culturali locali, Hrast e Jezero, collaborano per trasformare il parco comunale in uno spazio di riflessione collettiva, dimostrando come la musica e il canto possano dare voce alla storia.
Il patrocinio è stato concesso dall’Ufficio del Governo della Repubblica di Slovenia per gli Sloveni nel mondo, nonché dalle due principali organizzazioni della comunità slovena in Italia – l’Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ) e la Confederazione delle Organizzazioni Slovene (SSO). La presenza di tali enti sottolinea la dimensione transfrontaliera della memoria e la volontà di mantenere viva la conoscenza dei sacrifici compiuti durante la Grande Guerra.
Entrambi gli avvenimenti – la controversa esposizione della bandiera a San Dorligo e il decimo anniversario a Doberdò – rivelano come la regione continui a gestire un passato complesso. Da un lato, la condanna di un simbolo legato a un periodo di occupazione e repressione; dall’altro, la celebrazione di un monumento che onora i soldati di un’altra epoca, ma anch’essa segnata da violenza. Queste due situazioni dimostrano che la memoria storica rimane un campo di tensione, ma anche di dialogo culturale, in un territorio dove le identità si intrecciano e le ferite storiche non sono ancora del tutto rimarginate.



