La mattina di lunedì 22 giugno ha visto la concentrazione di personale e sostegno famigliare in piazza Unità d’Italia dove oltre 200 persone si sono radunate per il presidio indetto in occasione dello sciopero di un’intera giornata del personale dei Ricreatori comunali. La mobilitazione è stata organizzata dalle sigle sindacali USB e USI e ha raccolto educatori, coordinatrici pedagogiche, lavoratori precari, personale ausiliario e amministrativo, genitori e rappresentanti sindacali di altre organizzazioni come Cgil e Cisl.
La protesta è stata pensata come un segnale pubblico contro una scelta amministrativa recente: l’affidamento in appalto della gestione di una nuova struttura comunale. Il presidio ha voluto mettere in relazione le condizioni del personale con la tutela del servizio educativo pubblico e con la qualità dell’offerta ai minori.
Impatto operativo: chiusure e riduzioni del servizio
Secondo i sindacati, otto strutture sono rimaste completamente chiuse e altre cinque hanno funzionato a regime ridotto a seguito dell’adesione allo sciopero. Questi numeri fotografano l’impatto immediato della mobilitazione sull’erogazione dei servizi: dalla fruizione quotidiana delle attività ricreative alla gestione di turni e accoglienza dei bambini. I partecipanti hanno sottolineato che lo sciopero non è stato esteso a tutti i servizi educativi comunali a causa dei vincoli normativi vigenti, ma la presenza in piazza voleva comunque essere un messaggio forte.
Presenza politica e territorio
Alla manifestazione erano presenti esponenti politici dell’opposizione, tra cui Alessandra Richetti del M5S e Giulia Massolino del Patto per l’Autonomia che hanno portato solidarietà al personale e richiamato l’attenzione sul futuro della gestione pubblica dei servizi educativi. La scelta di collocare il presidio nel giorno dell’inaugurazione del nido Marinella di Roiano è stata voluta per evidenziare la contrarietà dei sindacati alle esternalizzazioni.
Criticità denunciate dal personale
I manifestanti hanno elencato una serie di criticità operative e contrattuali che, a loro dire, pesano sulla qualità del servizio e sulle condizioni di lavoro. Tra le principali segnalazioni figurano la mancata sostituzione del personale assente l’aumento dei carichi di lavoro il taglio delle ferie estive e la mancanza di percorsi certi per la stabilizzazione del personale precario. È stato inoltre denunciato il mancato riconoscimento dell’anzianità di servizio nelle selezioni, elemento che incide sulle prospettive professionali dei lavoratori.
Un ulteriore punto centrale della protesta riguarda l’accessibilità per i minori con disabilità: i partecipanti hanno segnalato insufficienti investimenti a garanzia della fruizione del Servizio Ricreatori da parte di bambini con bisogni educativi speciali, evidenziando una lacuna nelle risorse dedicate all’inclusione.
Denunce sullo stato delle strutture
La situazione delle sedi è stata uno degli argomenti più citati. Come dichiarato da rappresentanti sindacali in piazza, mancano piani strutturati di manutenzione e rinnovamento: interventi frammentari e di emergenza avrebbero lasciato segni evidenti, con conseguenze sulla sicurezza e sulla qualità complessiva. In particolare, durante il presidio Lorenzo Filipaz di USB ha osservato che l’assenza di una visione a lungo termine porta spesso a condizioni fatiscenti delle strutture, con ricadute sulla sicurezza e sul funzionamento quotidiano.
Messaggi pubblici e rivendicazioni
La piazza ha lanciato un messaggio chiaro all’amministrazione: “Difendere i servizi educativi significa investire in un patrimonio della comunità e non considerarlo una voce di spesa da ridurre”. Questa frase è stata ripetuta come sintesi della protesta e come richiamo alla necessità di politiche pubbliche che tutelino il sistema educativo locale. I sindacati hanno inoltre espresso la contrarietà all’affidamento a privati della gestione della nuova struttura, considerandolo un precedente che potrebbe ridefinire il modello organizzativo dei servizi per l’infanzia nella città.
Il presidio in piazza Unità d’Italia ha quindi tenuto insieme istanze contrattuali, richieste di manutenzione e preoccupazioni relative all’inclusione, ribadendo la volontà di proteggere un servizio considerato centrale per la comunità. La mobilitazione ha registrato la partecipazione di personale, famiglie e rappresentanze sindacali e politiche, restituendo un quadro di forte mobilitazione intorno al tema della gestione pubblica dei servizi educativi.



