Dal prossimo anno scolastico 2026/2027 le mense della provincia di Pordenone non serviranno più carne di maiale. La decisione interessa tutti gli istituti, dal capoluogo ai comuni più piccoli, e prevede l’inserimento di piatti come pollo al curry e cous cous scelti per rispondere a esigenze religiose e a una crescente diversità culturale tra gli alunni.
Motivi alla base della rimozione del suino
Le autorità regionali hanno aggiornato, nel 2025, le linee guida per la ristorazione scolastica invitando a privilegiare la carne bianca rispetto a quella rossa. Tale indicazione, pur non prevedendo la cancellazione totale del suino, ha spinto l’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo) a proporre un menù più «inclusivo». Un ulteriore fattore è rappresentato dalla composizione demografica: il 20,9% degli alunni della provincia è di origine straniera, ben oltre la media nazionale dell’11,6%, e negli istituti comprensivi di Pordenone la percentuale sale al 30%. Questo contesto ha favorito la ricerca di alternative alimentari compatibili con le prescrizioni religiose, in particolare quelle islamiche.
Dati sulla popolazione studentesca
La presenza significativa di famiglie immigrate, molte delle quali impiegate in attività locali, ha reso più evidente la necessità di una proposta culinaria che non escluda nessuno. Il provvedimento non è però uniforme: mentre a Pordenone, Sacile e San Vito al Tagliamento il maiale scompare completamente, a Spilimbergo e a Casarsa della Delizia è ancora possibile richiederlo, ad esempio aggiungendo prosciutto cotto alla pizza o il prosciutto di San Daniele DOP nelle lasagne.
Reazioni politiche e cittadine
Le critiche provengono soprattutto dal centrodestra regionale. La consigliera della Lega, Lucia Buna, ha definito la misura “una scelta sbagliata”, sostenendo che piatti come il pollo al curry e il cous cous non dovrebbero sostituire le ricette tradizionali friulane. Anche il consigliere di Fratelli d’Italia, Stefano Balloch, ha accusato la decisione di cancellare prodotti che rappresentano storia, cultura e identità alimentare del territorio, chiedendo alternative per chi ne ha necessità senza eliminare il prosciutto di San Daniele per tutti.
Posizione dell’Amministrazione comunale
Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, ha precisato che il Comune non ha emesso alcuna direttiva in tal senso; la composizione dei menù è di competenza dell’Asfo e segue criteri di salute e promozione di alimenti biologici. Basso ha inoltre sottolineato che il pasto scolastico è un momento educativo, auspicando il rispetto delle diverse sensibilità religiose senza cancellare le tradizioni locali, e ha annunciato l’apertura di un tavolo di confronto con l’Azienda sanitaria per reinserire, con moderazione, i prodotti tipici friulani nei menù futuri.
Il quadro complessivo e le prospettive
La scelta ha scatenato un acceso dibattito su come conciliare inclusività e valorizzazione delle tradizioni locali. Resta da vedere come il tavolo istituito dal sindaco potrà armonizzare le esigenze nutrizionali, religiose e identitarie, e se nei prossimi cicli scolastici si troverà un equilibrio tra piatti internazionali e le venerabili ricette friulane.



