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Indagini su abbordaggi della Global Sumud Flotilla e responsabili

La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati la catena di comando israeliana per le violenze contro la Global Sumud Flotilla, coinvolgendo ministri, vertici militari, polizia e il coordinamento di Eurojust.

Indagini su abbordaggi della Global Sumud Flotilla e responsabili

La magistratura italiana ha compiuto un passaggio formale che apre un’indagine sul blocco e sugli abbordaggi subiti dagli attivisti della Global Sumud Flotilla durante le missioni dirette a Gaza. Le indagini riguardano le operazioni svoltesi in acque internazionali e gli episodi verificatisi nella fase successiva: trasferimenti, detenzioni e presunti trattamenti degradanti. Il procedimento è condotto dalla Procura di Roma sotto la guida del pm Stefano Opilio e del procuratore capo Francesco Lo Voi con il contributo operativo di reparti specializzati.

Accanto all’attività investigativa nazionale, è stata attivata anche una dimensione di cooperazione giudiziaria europea: Eurojust è stata coinvolta per favorire il coordinamento tra le autorità e l’analisi delle denunce che hanno interessato cittadini e ordinamenti di vari paesi europei. Questa articolazione internazionale sottolinea come gli accertamenti non siano circoscritti a una singola relazione bilaterale.

I nomi iscritti nel registro degli indagati e le responsabilità politiche e militari

La Procura ha indicato i vertici politici e militari che, a diverso titolo, figurano nell’inchiesta: tra i politici risultano indagati il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir. Sul versante militare e delle forze di sicurezza sono stati iscritti nomi che comprendono alti ufficiali delle IDF della Marina della Polizia e del Servizio Penitenziario.

Per quanto riguarda le prime missioni sono elencati, tra gli altri, il capo di Stato Maggiore delle IDF Eyal Zamir il comandante in capo della Marina David Saar Salama il capo di Stato Maggiore della Marina Tal Politis e il comandante della Shayetet 13 Eldad Borochovich. Tra i dirigenti della polizia e dell’amministrazione penitenziaria compaiono i nomi del capo della Polizia Daniel Levy del capo del Servizio Penitenziario Kobi Yaakobi del comandante della prigione di Ktzi’ot Menachen Bibas del comandante dell’unità operativa “Nahshon” Assaf Zagori e del comandante della MAGAV Berik Yitzchak.

Varianti della catena per missioni successive

Per la missione successiva la catena indicata dall’indagine presenta nomi sovrapponibili, con alcune modifiche relative ai vertici navali e allo Stato Maggiore, a conferma che le procedure oggetto d’accertamento si sarebbero ripetute su più missioni. L’iscrizione nel registro degli indagati riguarda ipotesi di reato che comprendono, tra gli altri, sequestro di personalesioni personali e tortura ponendo al centro la verifica delle responsabilità a diversi livelli della gerarchia.

Ricostruzione delle violazioni contestate e coordinamento internazionale

Gli accertamenti della Procura descrivono una serie di comportamenti contestati: abbordaggi in acque internazionali con distruzione di apparecchiature di comunicazione, sequestro di telefoni, trasferimenti verso porti e strutture detentive, oltre a denunce di percosse, minacce, privazione del sonno e dell’assistenza medica. Le testimonianze raccolte indicano anche restrizioni alla comunicazione con avvocati e rappresentanti diplomatici, elementi che compongono il quadro investigativo delineato dagli inquirenti.

Per assicurare il flusso informativo tra le diverse procure coinvolte e coordinare le richieste di prove e assistenza, Eurojust è stato chiamato a giocare un ruolo di raccordo. Indagini analoghe sono state avviate in più paesi europei, a testimonianza del carattere transnazionale delle denunce e della necessità di scambio processuale tra giurisdizioni.

Il ruolo del team legale della delegazione italiana

Il team legale della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla ha raccolto le testimonianze, assistito i connazionali coinvolti e depositato esposti che hanno contribuito alla costruzione del quadro probatorio. Gli avvocati hanno sottolineato l’importanza della cooperazione giudiziaria multilivello per contrastare l’impunità e favorire l’accertamento delle responsabilità, auspicando che le autorità nazionali supportino le richieste di assistenza internazionale.

Nel commento pubblico della delegazione è contenuta una critica rivolta alla politica europea, sintetizzata nella frase: “La magistratura italiana sta facendo ciò che la politica europea si ostina a non fare: chiamare in causa le responsabilità dei vertici israeliani.” Questa affermazione indica la richiesta di ulteriori prese di posizione politiche oltre agli sviluppi giudiziari.

Il proseguimento delle indagini dipenderà dall’acquisizione di documenti e testimonianze, dall’esito delle attività di coordinamento internazionale e dalle eventuali risposte alle richieste di assistenza giudiziaria. Al momento l’attenzione resta concentrata sulla verifica delle responsabilità e sull’eventuale apertura di ulteriori profili d’accusa, secondo le procedure previste dal codice di procedura penale.

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