11 Ottobre 2026 🌤 20°

Il ruolo cruciale di Trieste nell’energia e nell’industria europea

Trieste potenzia il suo ruolo energetico e produttivo con l’oleodotto Siot, nuove forniture di petrolio e un port‑industria in espansione.

Il ruolo cruciale di Trieste nell’energia e nell’industria europea

Il terminal petrolifero Siot gestito da Alessandro Gorla, è oggi la spina dorsale di una rete che parte da Trieste e si snoda per 750 km attraverso le Alpi fino a toccare l’Austria, la Germania e la Repubblica Ceca. Nell’arco dei primi nove mesi del 2026, il volume scaricato è stato di 31,6 milioni di tonnellate, con un incremento del 5 % rispetto all’anno precedente, avvicinandosi al record storico del 2017. Il terminal ha accolto 325 petroliere, dimostrando che, nonostante le tensioni geopolitiche, la domanda di greggio rimane stabile.

L’oleodotto Siot come termometro del mercato globale

Le statistiche fornite da Gorla rivelano un cambiamento strutturale nei flussi: il sud-America e gli Stati Uniti hanno raddoppiato la loro quota, passando dal 7 % al 20 % del traffico, mentre l’Iraq e l’Arabia Saudita hanno subito un calo, scendendo al 12,2 %. Dopo l’abbandono della Russia da parte della Repubblica Ceca, il flusso verso Praga ha contribuito con un milione di tonnellate aggiuntive nel primo trimestre, spingendo il totale annuo verso i 43 milioni di tonnellate – un nuovo obiettivo record.

Impatto della crisi energetica mondiale

La combinazione di guerra in Ucraina, crisi di Hormuz e riduzione delle raffinerie russe ha creato un deficit di circa 1-1,3 milioni di barili al giorno per l’Europa. Il vuoto è stato colmato soprattutto dal petrolio statunitense e da forniture dal Sud-America. Le riserve strategiche americane sono ormai al minimo storico del 1982, mentre la Cina ha già attinguto dalle proprie scorte per stabilizzare il mercato interno.

Trieste come polo porto-industria: dall’arrivo alla trasformazione

Il valore di un porto non si misura solo in termini di transito, ma soprattutto nella capacità di generare attività produttive nei suoi dintorni. Il gruppo Pacorini leader mondiale nella logistica del caffè, utilizza i silos triestini per pulire, miscelare e fornire caffè certificato con servizi di controllo qualità e analisi dati. A Noghere, il pastificio Barilla si avvale del terminal Grandi Molini per l’importazione di grano, mentre il progetto Roncadin punta a creare un hub di farine per produzioni di pizza surgelata.

Altri attori di rilievo includono Samer-Seadock che offre spazi per assemblaggi industriali direttamente in banchina, riducendo i trasporti su gomma, e il cantiere Trieste Shipyards in fase di lancio per megayacht. L’area di San Giorgio di Nogaro inserita nella zona industriale dell’Aussa Corno, ospita tre laminatoi (Tecnosider, Metinvest Trametal, Marcegaglia Plates) nonostante la limitata profondità del canale.

Spazio e prospettive di crescita

Il Piano di bonifica di 35 ettari nelle Noghere è destinato a ospitare sia logistica avanzata sia nuove attività a bassa intensità carbonica, in risposta alla chiusura dell’ex Ferriera di Servola. Parallelamente, la riconversione dell’attuale Molo VIII punta a rafforzare la capacità di stoccaggio e di trattamento dei rottami metallici, inserendosi nel più ampio progetto di “acciaio green” che collega Trieste a Cremona.

Verso un futuro ibrido: dati, telecomunicazioni e sostenibilità

Gorla ha già delineato una visione audace: utilizzare i 750 km di oleodotto come spina dorsale per linee dati e telecomunicazioni. La posizione geografica di Trieste, affacciata sull’Alto Adriatico e vicina a centri scientifici e universitari, la rende un nodo ideale per il trasferimento veloce di informazioni verso Vienna, Praga e altre capitali centrali. L’investimento annuale in manutenzione e sicurezza è stimato tra 55 e 60 milioni di euro, una cifra necessaria per garantire continuità operativa e protezione contro minacce geostrategiche.

Al contempo, la transizione energetica europea procede più lentamente del previsto: i veicoli a combustione, i camion e l’aviazione continueranno a richiedere diesel e cherosene per decenni, mentre l’idrogeno verde e i carburanti alternativi necessitano di tempo e capitali. In questo scenario, la dipendenza dall’importazione di prodotti petroliferi resta alta, rendendo il ruolo strategico di Trieste ancora più cruciale per la sicurezza energetica del continente.

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