Il 28 ottobre 2026, in una aula di tribunale di Trieste, si è svolta un’udienza che ha messo fine a un caso di cronaca locale legato a quattro rapine ai danni di giovani donne. I due imputati, entrambi residenti in città, hanno optato per il rito alternativo previsto dal codice penale, scegliendo così di chiudere il procedimento con un accordo di patteggiamento.
Il patteggiamento davanti al giudice Marco Casavecchia
Alla presenza del giudice Marco Casavecchia, i due accusati hanno confermato la loro volontà di accettare le condizioni proposte dal pubblico ministero. Il 31enne Matteo De Pase, difeso dall’avvocato Giovanna Augusta de’Manzano, e il 54enne Giuliano Azzarelli, assistito dall’avvocato Alberto Coslovich, hanno ottenuto una condanna di quattro anni di reclusione ciascuno. La sentenza, emessa con la formula del patteggiamento, implica che entrambi dovranno scontare il periodo detentivo stabilito, evitando un processo più lungo e costoso per le parti coinvolte.
Le rapine avvenute in diverse zone della città
Gli episodi criminosi si sono verificati in quattro vie distinti di Trieste: via Slataper, via Galilei, via Gatteri e Viale XX Settembre. In ognuna di queste location le vittime, tutte giovani donne, sono state seguite finché si trovavano isolate, per poi essere minacciate con un coltello o, in un caso, con una chiave, al fine di estrarre denaro e gioielli. Il metodo di azione, ripetuto più volte, ha suscitato preoccupazione tra i residenti e le autorità, evidenziando una dinamica di premeditazione e ricerca di lucro rapido.
Dettagli delle aggressioni per via Slataper e via Galilei
In via Slataper, la vittima è stata avvicinata mentre tornava a casa dal lavoro; l’aggressore le ha puntato un coltello contro il petto, intimandole di consegnare gli oggetti di valore. Qualche chilometro più avanti, su via Galilei, l’evento si è ripetuto con una chiave usata come arma improvvisata, dimostrando la volontà dei rapinatori di adattare gli strumenti a disposizione per compiere il furto.
Motivazioni legate alla dipendenza da stupefacenti
Durante l’udienza, le indagini hanno ricavato che il movente principale di questi crimini era la necessità di finanziare una dipendenza da sostanze stupefacenti. Entrambi i rapinatori hanno riconosciuto di trovarsi in una situazione di grave difficoltà economica, dovuta al consumo di droghe che li spingeva a cercare denaro in modo illecito. Il giudice, pur tenendo conto di questa circostanza attenuante, ha ritenuto opportuno applicare la pena detentiva prevista per il reato di rapina aggravata, in modo da garantire una risposta proporzionata al danno subito dalle vittime.
Con la sentenza definitiva, le quattro donne coinvolte potranno contare su una tutela legale più solida, mentre la comunità triestina potrà riflettere su come contrastare il fenomeno della dipendenza e le sue conseguenze criminali. Il caso, ora chiuso, rimane un monito per le autorità locali, che dovranno intensificare gli interventi di prevenzione e assistenza per le persone a rischio di cadere nella trappola della droga.



