Il caso di Vito Mezzalira, ex postino triestino scomparso nel 2019, è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria dopo che il suo corpo, avvolto in sacchi, è stato rinvenuto negli ultimi giorni di novembre 2025. La scoperta è avvenuta in un pozzo cementato, situato a circa 4 metri di profondità nel giardino della sua abitazione a Poggio Terza Armata, frazione di Sagrado (provincia di Gorizia). L’identificazione, basata sulla mandibola e sulla dentatura, è stata confermata il 3 dicembre, confermando che i resti appartenevano all’ex postino di 66 anni.
Perizie scientifiche: risultati sul DNA e sulle ossa
Tre perizie sono state commissionate dal Gip di Gorizia: un esame biologico, una valutazione dattiloscopica e una relazione medico-legale di 190 pagine. L’analisi delle ossa non ha rivelato alcun segno di azione violenta, escludendo quindi la presenza di lesioni traumatiche sulla struttura scheletrica. Inoltre, i test di DNA non hanno identificato nessuna corrispondenza con i tre soggetti attualmente indagati per il caso.
Tracce genetiche di un soggetto non identificato
Il punto più inaspettato delle indagini riguarda il materasso trovato nella stessa abitazione. Qui gli esperti hanno individuato tracce miste di materiale genetico attribuibili a una persona mai identificata, descritta nei verbali come “ignoto X“. Questo elemento, sebbene non collegabile agli imputati, aggiunge una nuova dimensione al contesto probatorio, suggerendo la presenza di un terzo soggetto o di una contaminazione successiva al decesso.
Procedimenti giudiziari e richieste di rinvio
L’inchiesta penale coinvolge Mariuccia Orlando (ex compagna di Mezzalira), suo figlio Andrea Piscanec e il fratellastro Moreno Redivo. Tutti e tre sono indagati per omicidio volontario, sottrazione di cadavere e truffa aggravata legata alla riscossione della pensione dopo la scomparsa dell’uomo. Gli avvocati Giovanni Di Lullo e Alberto Polacco difendono Orlando e Piscanec, mentre Redivo è assistito da Mariapia Maier, Antonio Cattarini e la collega Jennifer Schiff.
Durante l’udienza tenutasi davanti al Gip Marco Mucelli, le parti hanno richiesto più tempo per esaminare la nuova documentazione peritale. Il giudice ha accolto la richiesta, rinviando gli incidenti probatori al 20 novembre, permettendo così a tutte le difese di analizzare i rapporti tecnici appena depositati. L’avvocato Di Lullo ha dichiarato che il rinvio di 20 giorni non altera gli elementi probatori, ma è indispensabile per una corretta valutazione delle prove.
Nel frattempo, gli avvocati di Maria Delmiglio e Andrea Cirelli, che rappresentano le sorelle della vittima, hanno espresso la loro disponibilità a collaborare con il pubblico ministero, senza opporsi al rinvio. La loro posizione attuale è quella di potenziali parti offese, in attesa di costituire parte civile.



