La nave Sea-Watch 5 operante nel Mediterraneo centrale è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una multa di 7.500 euro. La decisione è stata presa dal governo italiano con l’accusa di non aver rispettato gli obblighi di legge durante le operazioni di soccorso. L’ong tedesca, però, respinge le accuse e accusa il governo di collaborare con criminali e trafficanti.
Il fermo amministrativo e le accuse del governo italiano
Il ministro dell’Interno Piantedosi ha dichiarato che la nave, battente bandiera tedesca, non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare. Secondo il ministro, le attività di soccorso devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong. La contestazione riguarda il comportamento dell’imbarcazione durante un intervento di soccorso effettuato nel Mediterraneo centrale.
Il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti ha rincarato la dose affermando che le leggi si rispettano, anche quando non si condividono. Secondo Foti, non può essere un’organizzazione privata a decidere quali norme rispettare e quali ignorare. Il governo Meloni ha ribadito di essere in prima linea nella tutela della legalità e nella lotta ai trafficanti di esseri umani.
La risposta della Sea-Watch e le accuse al governo italiano
La Sea-Watch 5 è stata fermata per 45 giorni con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. L’ong tedesca ha risposto affermando di non collaborare con criminali e trafficanti. Secondo la Sea-Watch, il governo italiano può dire lo stesso?
L’organizzazione ha ricordato che il 13 agosto, dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, ha informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico. La Sea-Watch definisce questa autorità un fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, hanno puntato contro un fucile intimando di allontanarsi dal loro territorio.
La cooperazione con le autorità libiche
La Sea-Watch ha criticato la cooperazione del governo italiano con le autorità libiche, definendole criminali. Secondo l’ong, l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usate regolarmente per catturare e uccidere persone in mare e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti. La Sea-Watch accusa l’Italia e l’Europa di aver dato e continuare a dare legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west.
Le tensioni tra Italia e Germania
Lo scontro con la Sea-Watch arriva in un momento delicato nei rapporti tra Italia e Germania sul dossier migratorio. A inizio settembre è previsto l’incontro bilaterale tra Piantedosi e il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt. Sul tavolo ci sarà soprattutto la questione dei cosiddetti dublinanti i migranti richiedenti asilo presenti in uno Stato dell’Unione diverso da quello di primo ingresso.
Secondo quanto trapela, il confronto si svolgerà in un clima definito di massima collaborazione. Tuttavia, la decisione sulla Sea-Watch rischia di alimentare ulteriormente le tensioni sul tema dei soccorsi in mare tra Roma e Berlino.
La vicenda ha suscitato anche l’intervento di Angelo Bonelli deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, secondo cui non consentire i salvataggi di persone in mare è un crimine contro l’umanità. Bonelli ha definito l’azione del governo Meloni un’ennesima e dolorosa ipocrisia.



