Domani, domenica 20 settembre, il governo ha fissato l’apertura generale della stagione venatoria 2025/2026. La decisione riaccende un dibattito acceso, che vede contrapposti gli interessi di una minoranza di cacciatori e le preoccupazioni di ambientalisti, esperti e partecipa di una larga fetta dell’opinione pubblica.
I numeri della caccia nella stagione 2025/2026
Secondo il computo dei tesserini regionali effettuato dalla Lega per l’Abolizione della Caccia (LAC), i cacciatori attivi in Italia ammontano a 429.484 individui. Questo corrisponde a 0,8% della popolazione residente, pari a 53.383.000 persone al 1° gennaio 2026, escludendo i residenti stranieri. Il valore dimostra che la caccia è un’attività praticata da una percentuale davvero marginale del Paese.
Andrea Zanoni e le dichiarazioni dell’Osservatorio Diritti Animali
Andrea Zanoni, coordinatore dell’Osservatorio Diritti Animali di Europa Verde ha sottolineato che la percezione di una “lobby capace” è una fake news. Secondo Zanoni, i 429.484 cacciatori non possono esercitare un peso elettorale significativo; al massimo riescono a spostare qualche punto tra candidati dello stesso partito.
Contesto politico e opinione pubblica
I sondaggi Ipsos Doxa mostrano un quadro schiacciante: solo 3 italiani su 100 desiderano che lo Stato incentivi la caccia, mentre 3 su 4 chiedono la sua abolizione. Nonostante le pressioni dei produttori di armi e munizioni, che vedono i cacciatori come un paravento per aumentare le vendite, la maggioranza degli elettori sembra ormai distante da qualsiasi proposta di espansione della legge 157/92.
Criticità ambientali e reazioni europee
L’avvio della stagione segue un’estate caratterizzata da ondate di caldo estremo e numerosi incendi forestali. Zanoni ha definito la decisione di concedere licenze di sparo un “abominio”, paragonandola a “sparare sulla Croce Rossa”. Ha inoltre richiesto l’attivazione di uno Stato di Emergenza Ambientale anziché proseguire con la proposta di legge nota come Pdl 2984 o “Sparatutto”.
La Commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, ha recentemente ricordato che la proposta di legge “Caccia Selvaggia” contravviene diverse direttive UE. L’Italia, già soggetta a due procedure di infrazione avviate nel 2023 per la caccia in periodi proibiti e per l’uso di munizioni al piombo in zone umide, rischia ulteriori sanzioni se non adegua la normativa.
Secondo Zanoni, la risposta corretta è un “cambio di rotta radicale”: recepire le direttive europee sul ripristino della natura e proteggere la biodiversità è l’unica strada percorribile.



