Il bollo auto è stato dichiarato “una tassa molto odiata” e, a partire dal prossimo anno, non sarà più applicato su quasi tutti i veicoli. L’annuncio è arrivato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani intervenuto durante la cerimonia di presentazione del ricostruito Castello di Colloredo. Ciriani ha precisato che la misura, attuata con un decreto legge diventerà strutturale grazie alla successiva legge di bilancio, prevista tra ottobre e novembre.
Abolizione strutturale del bollo auto: le motivazioni di Ciriani
Secondo il ministro, l’eliminazione della tassa rappresenta un sostegno concreto alle famiglie, permettendo loro di risparmiare fino al 70% del parco auto circolante. “È un modo di venire incontro alle fatiche e alle difficoltà delle famiglie”, ha sottolineato Ciriani, aggiungendo che la decisione è possibili perché gli ultimi quattro anni di governo hanno mantenuto il controllo dei conti pubblici nonostante il peso del super bonus. Il deficit/PIL è passato dall’8% nel 2023 al 3%, lo spread è sotto controllo e l’occupazione è in crescita, risultati che, a suo dire, sono frutto di una “politica di gestione economica e finanziaria molto corretta”.
Il ruolo delle regioni e delle autonomie speciali
Per rendere l’esenzione operativa dal primo gennaio, il governo dovrà negoziare accordi con le regioni e le province a statuto speciale. Solo dopo aver definito questi protocolli, la misura potrà essere “estesa temporalmente” nella legge di bilancio, con possibili ulteriori ampliamenti in futuro, sempre compatibili con la sostenibilità finanziaria del Paese.
Finanziamento europeo: come il Pnrr copre l’esenzione 2027
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti ha spiegato a Dublino, durante l’Eurogruppo e l’Ecofin informale, che l’esenzione dal bollo per le auto di piccola cilindrata e i motocicli nel 2027 sarà in parte coperta da fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF). Questi fondi, provenienti dal Pnrr sono stati già ricevuti in prestito dalla Commissione europea e ora sono considerati “risparmi non ricollocabili” perché i termini per la loro riassegnazione sono scaduti.
Giorgetti ha precisato che tali risorse, per un ammontare di circa 2,3 miliardi di euro, costituiscono “soldi nazionali” e non più “risorse europee”.
Meccanismo di “pay-as-you-go” del Pnrr
Il documento della Commissione europea sottolinea che il Pnrr è uno strumento “basato sui risultati”: i pagamenti agli Stati membri avvengono al raggiungimento di tappe fondamentali e obiettivi concreti. In questo contesto, i risparmi derivanti da progetti già completati, ma non ancora pagati, possono essere utilizzati per coprire nuove iniziative, come l’esenzione dal bollo auto. Il portavoce della Commissione ha dichiarato che “teoricamente uno Stato che ha richiesto cento miliardi di Pnrr può restituirne una parte o utilizzarne una quota per coprire spese nazionali”.
Secondo Giorgetti, la decisione di impiegare questi fondi per il bollo auto è stata presa dopo un lungo studio delle opzioni disponibili. Le accise sui carburanti, ad esempio, erano ritenute insostenibili dal punto di vista finanziario, mentre l’esenzione dal bollo non richiede complicate autocertificazioni né l’utilizzo dell’ISEE, rendendola una scelta più semplice e immediata per gli automobilisti.
Reazioni politiche e prospettive future
Il provvedimento ha suscitato critiche da parte di una parte della sinistra, che ha definito la rimozione della tassa “pretestuosa”. Ciriani ha respinto le contestazioni, affermando che il governo non intende introdurre nuove imposte, ma sta semplicemente rimuovendo una imposizione già percepita come gravosa. In ultima analisi, la misura viene presentata come un “grande risultato” che riguarda la maggior parte dei veicoli in circolazione e che, secondo i rappresentanti del governo, contribuirà a rilanciare i consumi delle famiglie.
Nel frattempo, la Commissione europea sta valutando l’esenzione per il 2027 alla luce della relazione per Paese del 2026 e delle raccomandazioni specifiche, inserendola nel più ampio contesto del semestre europeo 2027. Questo monitoraggio garantirà che la decisione italiana sia allineata alle linee guida comunitarie e alle politiche di coesione economica dell’Unione.



