Nel giro di due settimane la polizia di stato ha intensificato le attività di contrasto alla criminalità giovanile in tutta Italia, concentrandosi su zone di spaccio, luoghi di movida e, in maniera sempre più incisiva, sui profili social dei giovani sospettati di reati. L’operazione, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, ha coinvolto 106 squadre mobili e numerosi reparti di prevenzione, con l’obiettivo di spezzare le reti criminali che nutrono violenza e traffico di sostanze illecite.
Il risultato complessivo si traduce in 644 arresti, di cui 69 minori, e in 1.695 denunce presentate per reati legati a droga, armi, estorsioni e violenze fisiche. Il lavoro di indagine ha anche portato al sequestro di oltre 70 chilogrammi di cocaina, 330 grammi di eroina, 170 chili di varie sostanze psicotrope e più di 100 milioni di euro in contanti e beni riconducibili a furti.
Numeri nazionali: droghe, armi e monitoraggio digitale
Le autorità hanno perquisito 299 abitazioni, comprese 39 strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, 365 sale giochi e più di mille locali di intrattenimento. Sono state bloccate 28 armi da fuoco, 210 armi bianche e 25 oggetti atti a offendere, tra cui pistole soft-air, mazze da baseball e spray al peperoncino. Inoltre, le forze dell’ordine hanno rintracciato e chiuso diversi siti web che ospitavano contenuti incitanti alla violenza.
Il ruolo dei profili social
Un elemento decisivo dell’operazione è stato il monitoraggio di 1.115 profili social, individuati come canali di reclutamento, diffusione di messaggi minacciosi o di ostentazione di armi. Alcuni account, soprattutto nella provincia di Torino, sono stati temporaneamente oscurati per violazione delle norme. Gli inquirenti hanno sottolineato che la digital surveillance si è rivelata fondamentale per prevenire ulteriori scontri nelle manifestazioni di piazza.
Trieste al centro dell’azione: 54 indagati e sequestri mirati
Nel periodo compreso tra il 9 e il 25 ottobre, la Polizia di Trieste ha controllato 3.797 persone, tra cui 146 minorenni, e ha effettuato 860 verifiche su veicoli, generando 176 contravvenzioni al codice della strada. Sono stati poi formalmente indagati 54 soggetti per reati che spaziano dallo spaccio di stupefacenti alla violazione delle norme sull’immigrazione, fino a violenze contro persone e patrimonio. Tra questi, sei minori, due dei quali accusati di porto di armi da taglio.
Le perquisizioni hanno portato al sequestro di 100 grammi di sostanza stupefacente, 30 coltelli e due passamontagna. Inoltre, sono stati rinvenuti 269.863 euro in contanti e numerosi oggetti di valore rubati, tra cui collane d’oro, tablet e smartphone. La presenza di 28 armi da fuoco, sia corte che lunghe, conferma l’entità del traffico di armi sul territorio locale.
Conseguenze legali e prospettive future
Gli arrestati rischiano pene che vanno dalle 5 alle 12 anni di carcere, a seconda della gravità del reato e della presenza di elementi aggravanti, come la partecipazione a gruppi che istigano alla violenza tramite messaggi su WhatsApp o Telegram. Il nuovo Decreto Sicurezza, entrato in vigore il 23 ottobre, prevede anche la possibilità di perseguire con la legge 420 bis chi diffonde messaggi violenti in rete, con pene fino a 12 anni.
Il bilancio dell’operazione mette in luce la crescente sinergia tra controlli sul territorio e attività di intelligence digitale. Le autorità hanno dichiarato che la lotta alla criminalità giovanile continuerà con la stessa determinazione, puntando su interventi preventivi nelle aree più vulnerabili e su una più stretta collaborazione tra forze dell’ordine, istituzioni educative e famiglie.



