Il friuli venezia Giulia dovrebbe registrare nel 2026 una crescita del PIL dello 0,8%, risultato più positivo rispetto alla previsione dello 0,5% avanzata lo scorso luglio. La revisione al rialzo nasce da dati congiunturali più favorevoli nella prima metà dell’anno, soprattutto grazie al proseguimento degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e al ruolo degli incentivi 5.0 e Iperammortamento. La tenuta della spesa privata, alimentata da questi premi fiscali, ha limitato il trasferimento dei rincari energetici sui prezzi finali, contribuendo a contenere l’inflazione.
Energia, inflazione e il peso sui bilanci familiari
Le tensioni sui mercati energetici costituiscono il principale driver di rischio. A ottobre il prezzo del petrolio ha toccato i 105 dollari al barile, rispetto ai 60 $ registrati a gennaio 2026, e si prevede rimanga su livelli elevati finché lo Stretto di Hormuz non sarà totalmente riaperto. Parallelamente, il gas naturale ha raggiunto 86 €/MWh, il picco più alto dalla fine del 2022, dopo aver toccato 30 €/MWh a marzo, con scorte di gas inferiori del 10 % rispetto al normale. L’impennata dei costi energetici ha spinto l’inflazione al 4,2 % a settembre, facendo crescere del 26 % il prezzo della benzina rispetto al minimo di gennaio. L’elettricità in Italia è risultata 35 % più cara rispetto alla Germania, con un picco di 208 €/MWh a settembre contro i 114 €/MWh di febbraio.
Domanda interna e investimenti: motori della crescita regionale
Nel 2026 la spinta alla crescita proviene quasi esclusivamente dalla domanda interna. I consumi delle famiglie dovrebbero aumentare dell’1,3 %, mentre gli investimenti fissi lordi dovrebbero crescere del 2,4 %, sebbene in leggera flessione rispetto al +2,8 % del 2025. La maggior parte degli investimenti deriva dalle costruzioni legate al PNRR e da quelli privati stimolati dagli incentivi fiscali. Il termine previsto per la chiusura del PNRR nel 2026 rappresenta una fonte di potenziale discontinuità per il 2027, quando i consumi sono attesi allo 0,5 % e gli investimenti al solo 0,4 %. A questi segnali si aggiunge il rialzo della BCE di 0,25 % a settembre, con ulteriori tre aumenti previsti, che potrebbe inasprire il credito per famiglie e imprese.
Commercio estero e settori chiave: esportazioni in flessione, costruzioni a sostenere
Le esportazioni del Friuli venezia giulia, dopo un balzo del 16,9 % nel 2025, sono attese in calo del 3,7 % nel 2026, per poi risalire del 4,4 % nel 2027. Il calo è legato soprattutto al comparto della cantieristica navale, dove le consegne di commesse di alto valore causano oscillazioni annuali. Le importazioni invece, dovrebbero crescere del 2,6 % nel 2026 e dell’0,8 % nel 2027, in linea con una domanda interna più moderata. A livello settoriale, il valore aggiunto dell’industria è previsto al -0,7 % nel 2026 (dopo -0,5 % nel 2025) e al +0,5 % nel 2027. Le costruzioni rimangono un volano: +2,4 % nel 2026, ma una contrazione dell’1,3 % nel 2027, riflettendo la fine della spinta straordinaria del PNRR. Il settore dei servizi mostra una crescita più regolare, con +1,0 % nel 2026 e +0,8 % nel 2027.
Lavoro: occupazione in rialzo nonostante la crescita contenuta
Le previsioni occupazionali indicano un incremento delle unità di lavoro del 2,4 % nel 2026 e un tasso di occupazione che passa dal 69,5 % del 2025 al 71,9 % nel 2026, per raggiungere il 72,4 % nel 2027. Contemporaneamente, il tasso di disoccupazione scende dallo 4,6 % del 2025 al 4,2 % nel 2026 e al 3,9 % nel 2027. Questi dati riflettono la capacità del territorio di assorbire la forza lavoro nonostante le pressioni sui costi di produzione e la domanda più debole. Il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo, sottolinea che la crescita è “moderata e vulnerabile agli shock esterni” e che “la competitività delle imprese dipenderà dalla capacità di innovare, digitalizzare ed efficientare l’uso dell’energia”.



