Nel 2024 una frana nel Molise ha interrotto la principale arteria terrestre adriatica, evidenziando la vulnerabilità della rete di strade e ferrovie che collega il Nord al Sud d’Italia. In risposta, il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti, ha rilanciato la proposta di una autostrada del mare tra Trieste e Bari due porti che potrebbe fungere da “caselli” di una nuova dorsale logistica.
Il contesto: fragilità terrestre e l’idea di una dorsale marina
La frana di Petacciato ha bloccato sia la ferrovia che la superstrada che attraversano l’Adriatico, costringendo le aziende a cercare alternative più sicure. Agrusti sostiene che il mare rappresenti già un “corridor naturale” e che, invece di investire esclusivamente in nuove autostrade, occorra valorizzare la quarta infrastruttura il mare. Il progetto prevede un servizio regolare di navi Ro-Ro in grado di trasportare semirimorchi senza motrici, riducendo l’incidenza dei camion sulle strade.
Domanda di mercato e fattibilità tecnica
Prima di avviare la rotta, Confindustria sta conducendo uno studio approfondito per quantificare la domanda sui due sensi. L’obiettivo è dimostrare che esistono sufficienti volumi sia da Trieste a Bari sia da Bari a Trieste, in modo da garantire la sostenibilità economica senza ricorrere a sussidi permanenti.
Studi sui flussi e capacità dei Ro-Ro
Le analisi indicano che la tratta di circa 323 miglia nautiche, percorsa a 19 nodi, richiederebbe circa 17 ore di navigazione, rispetto alle 10 ore teoriche di un convoglio su gomma. Tuttavia, il trasporto marittimo può risultare più conveniente perché la nave porta solo i semirimorchi, lasciando a terra il traino. Una nave Ro-Ro adeguata è in grado di imbarcare fino a 200 unità per viaggio. Nel 2025, il porto di Trieste ha movimentato oltre 317.000 unità Ro-Ro, con una crescita del 7 %, mentre l’Adriatico meridionale ha registrato 243.000 mezzi nello stesso periodo, segno di una domanda già presente.
Benefici competitivi e integrazione multimodale
Trieste non è solo il porto del Friuli-Venezia Giulia; funge da snodo per il Veneto, l’Austria, la Baviera e l’Ungheria, collegando l’Europa centrale al Mediterraneo. Bari, d’altro canto, è la porta verso il Mezzogiorno, la Grecia, i Balcani e il Mediterraneo orientale. Un collegamento diretto tra i due consentirebbe scambi più rapidi e meno dipendenti da infrastrutture terrestri.
Ruolo di Bari, Trieste e l’aeroporto di Grottaglie
Il presidente di Confindustria Brindisi Giuseppe Danese, ha ampliato la visione includendo anche Brindisi e l’aeroporto cargo di Taranto-Grottaglie creando una rete integrata mare-aria-ferrovia-gomma. Un possibile scenario prevede che una merce arrivi a Brindisi dalla Turchia, percorra 45 km fino al terminal cargo, venga imbarcata su un volo cargo e raggiunga in poche ore destinazioni come Liegi, Francoforte o Orly, evitando gli scali di Malpensa o Roma.
Questa sinergia multimodale promette non solo una maggiore competitività per le imprese, ma anche una risposta più resiliente alle tensioni geopolitiche che interessano le rotte del Suez e dello Stretto di Hormuz. Quando queste vie si riapriranno, Trieste potrà riassumere il ruolo di “corridoio dell’Oriente”, collegando l’Italia al traffico intercontinentale.
Il progetto ha già suscitato l’interesse di altre realtà imprenditoriali, come la Confindustria di Bari, il cui presidente Mario Aprile ha definito l’iniziativa “interessante e lungimirante” e ha espresso disponibilità a collaborare per valutare l’effettiva attuabilità della rotta.



