Le recenti proposte di revisione delle reti chirurgiche e oncologiche stanno suscitando un acceso dibattito a livello nazionale. L’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (Acoi), che riunisce più di 6.000 professionisti, ha lanciato un appello chiaro: le riorganizzazioni non possono proseguire senza il coinvolgimento diretto dei medici che operano quotidianamente sui tavoli operatori.
Richiesta di tavoli tecnici permanenti e criteri di valutazione uniformi
Secondo l’Acoi, le Regioni dovrebbero istituire tavoli tecnici permanenti che includano istituzioni, società scientifiche e i chirurgi stessi. In Lombardia, Piemonte e Campania sono già in corso percorsi di confronto; al contrario, Veneto e Friuli Venezia Giulia non hanno ancora risposto alle istanze dell’associazione. Il presidente nazionale Vincenzo Bottino ha ribadito che escludere le società scientifiche di riferimento equivale a escludere i professionisti che garantiscono le cure ogni giorno.
Parametri condivisi per una sanità regionalizzata
Il primo ostacolo individuato è la frammentazione dei criteri di valutazione: ventuno parametri diversi rischiano di creare disparità nella qualità delle cure. Bottino sostiene che la sanità, pur essendo regionalizzata, debba basarsi su indicatori omogenei, trasparenti e supportati dalla letteratura scientifica. Il volume di attività resta un dato importante, ma non può essere l’unico metro di giudizio. L’associazione propone di integrare il conteggio dei casi con dati su mortaltà, complicanze, reinterventi, riammissioni e qualità della resezione oncologica. Solo così si passa da una valutazione “contatore-only” a una basata sugli esiti reali dei pazienti.
Rischi delle soglie Agenas rigide e modello Hub-Spoke
L’Acoi concorda con la necessità di concentrare le patologie ad alta complessità – pancreas, fegato, esofago – in strutture Hub. Tuttavia, denuncia l’applicazione automatica e non aggiornata delle soglie Agenas per patologie più comuni come stomaco, colon e retto. Bottino stima che tale rigidità potrebbe ridurre fino al 30 % il numero di ospedali abilitati, limitando gravemente l’accesso alle cure e alterando l’equilibrio delle reti regionali.
Il vero valore di un ospedale Spoke
Secondo l’associazione, il modello Hub-Spoke non è una “pagella” di qualità. Un centro Spoke dotato di volumi adeguati, tecnologie moderne e risultati clinici documentati non può essere considerato inferiore solo per la sua posizione nella rete. La sicurezza dei pazienti, specialmente in emergenza, richiede che le strutture “Spoke” mantengano competenze operative su patologie che, pur non essendo offerte in elezione, possono emergere improvvisamente con gravità maggiore.



