Il 18 settembre 2026 la Corte d’Assise di Trieste ha aperto il dibattimento contro Olena Stasiuk la donna di 55 anni accusata di omicidio del figlio di nove anni, Giovanni Trame. L’accusa prevede omicidio volontario pluriaggravato e, per la prima fase, è stato riconosciuto un parziale vizio di mente soggetto a giudizio immediato, ovvero senza udienza preliminare.
Il delitto avvenuto a Muggia
Il 12 novembre 2025, in un appartamento di Muggia, una frazione del comune di Trieste, Stasiuk ha pugnalato più volte il proprio figlio. Il gesto è avvenuto durante l’unico incontro settimanale non sorvegliato, autorizzato dal giudice a seguito di una lunga disputa per l’affidamento tra i due genitori. Le forze dell’ordine hanno trovato il corpo di Giovanni nella stanza, mentre la madre è stata immediatamente fermata e successivamente trasferita nella sezione psichiatrica del carcere di Bologna, dove è rimasta fin dal principio del processo.
Il processo a Trieste: attori e decisioni
In aula erano presenti il presidente della Corte, il giudice Igor Maria Rifiorati il pubblico ministero Alessandro Perogio i difensori Giacinto Di Silverio e Raffaele Cionfoli ed il padre di Giovanni, Paolo Trame che ha assunto la posizione di parte civile. Stasiuk è stata accompagnata dai carabinieri dell’Arma Penitenziaria, garantendo la sua permanenza in carcere durante l’udienza.
Richieste della difesa
Gli avvocati hanno chiesto l’intervento di un interprete per permettere alla loro assistita di comprendere pienamente le dinamiche del dibattimento. Il giudice ha però respinto la domanda, motivando la decisione nell’aver riscontrato che la cittadina ucraina non aveva mai richiesto assistenza linguistica in precedenti interrogatori né nei documenti processuali. La decisione è stata comunicata in maniera chiara, sottolineando che la difesa ha comunque la possibilità di richiedere nuovamente la traduzione qualora emergano nuove esigenze.
Domande del pubblico ministero
Il PM Perogio ha presentato una richiesta di perizia con traduzione dal russo delle intercettazioni telefoniche e ambientali effettuate nella cella di Bologna tra Stasiuk e i familiari. La perizia dovrà essere consegnata entro la prossima udienza, fissata per il 13 novembre 2026 alle 9:30, quando saranno ascoltati i testi di imputazione. La necessità di tradurre i contenuti dalle registrazioni è stata giustificata dal need di chiarire l’eventuale influsso di fattori psichiatrici sul comportamento della donna.
Contesto personale e custodiale
Olena Stasiuk, di nazionalità ucraina, è arrivata in Italia diversi anni fa e ha lavorato come mediatrice culturale. La sua attività le ha permesso di interfacciarsi con diverse comunità di immigrati, ma la pressione di una complessa disputa legale per la custodia del figlio ha contribuito a creare una situazione di stress elevato. Durante l’inchiesta, le autorità hanno evidenziato che l’unico momento in cui la madre aveva contatti non sorvegliati con Giovanni era legato a una decisione giudiziaria, dimostrando come la mancanza di supervisione abbia influito sul tragico esito.
Il padre, Paolo Trame è stato coinvolto fin dal principio del procedimento, dichiarandosi parte civile e chiedendo una pena severa per la madre. La sua presenza in aula ha sottolineato l’aspetto emotivo del caso, evidenziando il dolore di una famiglia lacerata da una tragedia che ha scosso l’intera comunità di Muggia.
Il giudizio immediato, previsto dall’articolo 606 del codice di procedura penale, comporta che la fase di istruzione si svolga durante lo stesso dibattimento, senza una precedente udienza preliminare. Questo meccanismo è stato attivato perché la Corte ha ritenuto che le prove raccolte fossero sufficienti per procedere direttamente al processo. La decisione ha suscitato diverse reazioni nell’opinione pubblica, con dibattiti su quanto il vizio di mente possa incidere sulla responsabilità penale.
Il prossimo passo del procedimento sarà la discussione dei testi d’accusa, seguita dall’interrogatorio della difesa e dalla valutazione della perizia linguistica. La sentenza finale potrà prevedere, in caso di condanna, una pena detentiva aggravata dal riconoscimento del vizio di mente, che potrebbe comportare un ricovero in struttura psichiatrica. L’intera vicenda rimane al centro dell’attenzione mediatica, ponendo in rilievo temi delicati come la custodia dei minori, la salute mentale e il ruolo della lingua nel garantire un equo processo.



