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Via libera della Camera alla delega sul nucleare: cosa cambia per gli Smr in Italia

La Camera ha approvato la legge delega che introduce norme per lo sviluppo di Smr e Amr in Italia; il provvedimento apre scenari su navi mercantili e impianti modulari, ma ricercatori segnalano rischi su costi, approvvigionamenti e rifiuti radioattivi

Via libera della Camera alla delega sul nucleare: cosa cambia per gli Smr in Italia

La Camera ha dato il via libera alla legge delega che disciplina lo sviluppo del cosiddetto “nuovo nucleare” in Italia, con voti favorevoli, contrari e alcune astensioni. Il provvedimento autorizza il governo a definire regole per l’adozione di Small Modular Reactor (Smr) e Advanced Modular Reactor (Amr)prevedendo anche modalità di dismissione degli impianti storici e la possibilità per i comuni di candidarsi a ospitare nuovi siti.

La misura è presentata dall’Esecutivo come un elemento per rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza dalle importazioni, integrando la produzione rinnovabile con una fonte programmabile. Allo stesso tempo, esperti di diverse discipline hanno espresso critiche puntuali su fattibilità, costi e impatti territoriali.

Obiettivi politici, numeri attesi e tempi normativi

Nel testo della delega il governo indica l’intento di rendere possibile un mix energetico che includa il nucleare di nuova generazione per ottenere una produzione stabile e programmabile a integrazione delle rinnovabili. Il Piano nazionale integrato energia e clima aveva già ipotizzato scenari di lungo periodo con obiettivi che, nelle proiezioni attuali, parlano di alcuni gigawatt da installare entro il 2050. La legge delega impone al governo di emanare decreti legislativi attuativi entro dodici mesi dall’entrata in vigore, dove saranno stabilite le regole operative per autorizzazioni, siti e incentivi.

Target di potenza e ruolo degli Smr

Gli Smr sono presentati come impianti di potenza ridotta (sino a 300 megawatt elettrici per unità), modulari e prodibili in serie: l’idea è che componenti standardizzati possano essere assemblati in cantiere con tempi ridotti rispetto alle grandi centrali. Nella relazione si ipotizzano unità anche da 10-15 megawatt per applicazioni particolari, inclusa la produzione di calore industriale o l’alimentazione di navi mercantili.

Critiche scientifiche su tecnologie, costi e sicurezza del territorio

Un gruppo di ricercatori e tecnici ha sollevato obiezioni rilevanti. Tra i punti evidenziati c’è la valutazione che gli Smr non siano ancora consolidati come soluzione industriale pronta all’uso: per alcuni esperti mancano evidenze che possano produrre energia a costi inferiori rispetto alle alternative. Si richiamano esempi internazionali dove progetti su piccola scala hanno subito ritardi e incrementi di spesa.

Impatto geofisico e distribuzione capillare

Dal punto di vista territoriale, è stato sottolineato che per raggiungere i volumi ipotizzati nel Piano nazionale servirebbero decine se non oltre cento moduli distribuiti sul territorio. In un Paese con zone ad alto rischio sismico e dissesto idrogeologico, la moltiplicazione di siti di produzione crea interrogativi su vulnerabilità, piani di emergenza e compatibilità ambientale.

Materie prime, filiere e dipendenze

Un altro nodo riguarda il combustibile: l’Italia non è produttrice di uranio e dunque dipenderebbe da forniture estere concentrate in pochi Paesi. Questo aspetto mette in discussione l’argomento secondo cui il nucleare assicurerebbe completa indipendenza energetica, evidenziando invece una possibile nuova dipendenza geopolitica sulle materie prime nucleari.

Scorie, sicurezza marittima e intreccio civile-militare

La gestione dei rifiuti radioattivi rimane una criticità aperta: nel Paese esistono depositi temporanei con decine di migliaia di metri cubi di rifiuti e non è ancora individuato un sito nazionale definitivo. Gli scienziati avvertono che ampliare la capacità nucleare prima di risolvere la questione delle scorie significherebbe aggravare un problema già esistente.

Inoltre, il dibattito ha toccato il possibile uso di reattori su navi mercantili e l’interesse per propulsione navale: progetti che aprono questioni di controllo dei materiali radioattivi, sicurezza delle catene logistiche e, per alcuni osservatori, il rischio di sovrapposizioni tra competenze civili e militari, soprattutto alla luce di programmi che esplorano integrazioni tecnologiche per la Difesa.

La scelta politica tracciata con la delega sul nucleare trova quindi sostenitori che vedono nel nuovo impianto normativo una strada per garantire energia stabile e rafforzare la sovranità nazionale, mentre critici sottolineano incertezze tecniche, economiche e ambientali che richiederebbero risposte concrete prima di procedere con programmi su larga scala.

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