Il processo contro un cittadino afghano di circa quaranta anni è stato fissato per il prossimo 15 ottobre davanti al Tribunale collegiale di Trieste. L’imputato, attualmente custodito in misura cautelare presso il Coroneo dovrà rispondere di una serie di fatti gravissimi che hanno colpito la sua ex compagna, una triestina dell’età di quarant’anni.
Le indagini, concluse lo scorso aprile, hanno portato alla luce accuse di violenza domestica minacce di morte, tentativi di imporre il velo islamico e un episodio di stupro punitivo. La vicenda, divenuta oggetto di ampio dibattito mediatico, ha visto coinvolti organi di pubblico ordine, avvocati difensori e l’autorità giudiziaria, che hanno adottato misure restrittive nei confronti dell’accusato.
Le accuse emerse dalle indagini
Secondo i rilievi della Questura l’uomo avrebbe più volte minacciato la donna di morte, insultandola con termini come “diavolo” e “anticristo“, e averle imposto il controllo del cellulare. Dopo un aborto spontaneo, l’uomo avrebbe affermato che la perdita del figlio era una punizione di Allah per la scarsa devozione della donna, facendo leva su pressioni psicologiche e fisiche.
Le testimonianze indicano inoltre che l’uomo, in preda a comportamenti ossessivi e gelosi, l’ha aggredita verbalmente e fisicamente. In una occasione, l’abuso si è tradotto in uno schiaffo pubblico in piazza Goldoni. L’accusa più grave è rappresentata dallo stupro punitivo perpetrato con l’accusa che la donna avesse desiderato altri uomini, un atto classificato come violenza sessuale aggravata nella denuncia.
Misure cautelari e percorso giudiziario
La Pm Ilaria Iozzi ha attivato il codice rosso a tutela della presunta vittima, emettendo prima un divieto di avvicinamento e successivamente un ordine di custodia cautelare. L’uomo, difeso dall’avvocato Ilaria Savarese è stato trasferito al Coroneo dove resta in attesa dell’udienza.
L’ex compagna è rappresentata dall’avvocato Antonio Santoro che ha sottolineato la gravità delle violenze subite, soprattutto in un momento di vulnerabilità legato all’aborto. Il prossimo 15 ottobre, quindi, il Tribunale collegiale ascolterà le testimonianze, valuterà le prove raccolte e deciderà sulle eventuali ulteriori misure restrittive o sulla concessione della libertà provvisoria.
Prospettive per le parti coinvolte
Per la donna, l’obiettivo principale resta la protezione dei minori coinvolti – sia i propri figli che quelli del precedente compagno. Per l’uomo, la difesa punta a dimostrare la mancanza di prove concrete riguardo allo stupro punitivo e a contestare la versione delle minacce avanzate. Il confronto in aula del 15 ottobre sarà decisivo per definire la direzione del caso e, se confermate le accuse, potrebbe tradursi in una condanna severa per reati di violenza domestica e sessuale.



