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Trieste zona di frontiera: il decreto che ridefinisce le procedure accelerate per l’immigrazione

Il Ministero dell'Interno ha pubblicato un decreto che conferma Trieste tra le zone di transito e frontiera, ridefinendo le procedure accelerate per l'immigrazione.

Trieste zona di frontiera: il decreto che ridefinisce le procedure accelerate per l’immigrazione

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato un decreto che ridefinisce la mappa delle zone di frontiera e di transito in Italia, confermando Trieste tra queste aree. Il provvedimento, firmato dal ministro Matteo Piantedosi è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 10 agosto 2026 e risponde all’esigenza di adeguare la rete dei controlli alle nuove dinamiche dei flussi migratori.

Il decreto del 21 luglio 2026 integra la precedente disciplina del 2019 e adegua il sistema italiano alle nuove regole europee in materia di asilo e migrazione, in particolare al Regolamento UE 2026/1348 sulle procedure di protezione internazionale. Questo provvedimento si inserisce nel percorso di attuazione del Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo.

Le nuove zone di frontiera e transito

Il decreto individua nuovi centri per l’espletamento delle procedure accelerate di frontiera in 25 province tra cui Padova e tutte le province del Veneto e del Friuli Venezia Giulia con le uniche eccezioni di RovigoGorizia e Trieste. Le province interessate sono: Asti, Belluno, Benevento, Bologna, Ferrara, Genova, Imperia, La Spezia, Latina, Lecco, Mantova, Milano, Monza Brianza, Padova, Pordenone, Reggio Calabria, Savona, Siena, Treviso, Udine, Varese, Venezia, Verona, Vibo Valentia e Vicenza.

L’inclusione di un’area tra le zone di frontiera o di transito ha conseguenze rilevanti sul trattamento delle domande di asilo. Nei punti individuati potranno essere applicati iter più rapidi per l’esame delle richieste di protezione internazionale, fino all’eventuale rimpatrio o respingimento nei casi previsti dalla normativa. Durante le verifiche iniziali e lo screening, le persone sottoposte alla procedura di frontiera sono considerate, ai fini della specifica disciplina, come non ancora entrate formalmente nel territorio nazionale.

Le procedure accelerate e le nuove sezioni territoriali

Il decreto interviene anche sull’organizzazione delle Commissioni territoriali competenti a decidere sulle richieste di protezione internazionale. Vengono istituite, fino al 14 ottobre, 19 nuove sezioni territoriali incaricate di esaminare le domande incanalate nella procedura accelerata alla frontiera. Le nuove sezioni saranno operative ad Agrigento, Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caserta, Crotone, Firenze, Lecce, Milano, Padova, Roma, Siracusa, Torino, Treviso, Trieste, Udine e Verona.

L’obiettivo è predisporre una struttura amministrativa in grado di gestire un numero maggiore di procedimenti direttamente nelle zone di frontiera, riducendo i tempi di valutazione delle richieste nei casi per i quali la normativa europea consente o impone l’utilizzo della procedura accelerata. Il nuovo assetto rappresenta uno dei passaggi più rilevanti dell’adeguamento del sistema italiano alle disposizioni del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.

La conferma di Trieste come zona di transito e frontiera

Il decreto del Ministero dell’Interno conferma espressamente Trieste nell’elenco ufficiale delle zone di transito e di frontiera. Questa conferma risponde ai recenti pronunciamenti giudiziari di Trieste, che avevano accolto i ricorsi di alcuni migranti e dichiarato inappellabili le procedure accelerate di frontiera. La Deputato Nicole Matteoni e Claudio Giacomelli Capogruppo Consiglio Regionale FVG e Segretario Comunale Fratelli d’Italia Trieste, hanno ringraziato il Governo Meloni per aver risposto con estrema prontezza alle esigenze di Trieste e del Friuli Venezia Giulia.

La vocazione di Trieste come area ad alto presidio per la gestione dei flussi migratori lungo la rotta balcanica è sancita dalla norma fin dall’articolo 2 del Decreto Ministeriale del 5 agosto 2019. Con questo intervento normativo, si chiude qualsiasi potenziale vuoto d’interpretazione, garantendo la continuità dell’azione dello Stato e la piena copertura giuridica per applicare le procedure accelerate.

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