L’Alto Adriatico sta vivendo una crisi senza precedenti: i fasolari molluschi pregiati e apprezzati dalla ristorazione, sono quasi scomparsi. Il Cogemo consorzio che gestisce la pesca dei molluschi bivalvi nel friuli venezia Giulia ha lanciato un grido di allarme. A due anni dalla moria del 2026 la popolazione di fasolari non ha mostrato segni di ripresa, con un crollo del pescato dell’80 per cento.
Le conseguenze economiche per i pescatori
La situazione è critica anche per i pescatori. Su 32 barche che impiegano una sessantina di addetti tra 7 e 8 sono ormai ferme. Quelle che continuano a uscire in mare lavorano spesso in perdita. Prima della moria, bastavano circa tre ore di navigazione per raggiungere il carico; oggi un’uscita può durare anche dieci ore senza riuscire a coprire i costi. A pesare ulteriormente è il raddoppio del prezzo del carburante.
Le temperature anomale dell’Adriatico
Tra le possibili cause della mancata ripresa dei fasolari ci sono le temperature anomale del mare. A 10 metri di profondità la temperatura dell’acqua raggiunge spesso i 20 gradi e in alcuni casi arriva fino a 25 gradi. La temperatura ideale per i fasolari è invece attorno ai 15 gradi dieci in meno. Questo scarto significativo mostra quanto il cambiamento climatico stia incidendo sull’ecosistema dell’Alto Adriatico.
Il confronto con la moria del 2014
La situazione attuale è molto diversa da quella del 2014 quando, dopo una moria simile, la popolazione di fasolari si era già totalmente ripresa nell’estate successiva. Secondo Marino Regeni presidente del Cogemo, il crollo attuale è di un ordine di grandezza diverso e più preoccupante.
La difficoltà di allevare i fasolari
La diminuzione dei fasolari preoccupa anche perché questo mollusco, particolarmente apprezzato dalla ristorazione, non può essere allevato su scala industriale. A differenza delle cozze e delle vongole il fasolaro non si presta all’allevamento intensivo. La sua disponibilità sul mercato dipende interamente dalla pesca naturale regolata dai consorzi di gestione proprio per evitare la sovrapesca.
Se la popolazione non tornerà a crescere, quello che viene considerato uno dei tesori gastronomici dell’Alto Adriatico rischia quindi di diventare sempre più raro nei mercati e nei ristoranti. Il Cogemo continua a monitorare la situazione, sperando in un miglioramento delle condizioni ambientali che possa favorire la ripresa della specie.



