Il Tribunale di Udine ha pronunciato una sentenza che ha scosso il dibattito sulla nuova legge antidroga. Elena Tuniz, un’insegnante di 33 anni residente a Corno di Rosazzo, è stata assolta dall’accusa di aver guidato sotto l’effetto di cannabinoidi. La vicenda, iniziata il 7, ha portato alla luce le criticità del nuovo articolo 187 del Codice della Strada, che prevede sanzioni severe per chi risulta positivo a un test antidroga, anche in assenza di una dimostrata alterazione alla guida.
La sera dell’incidente, Elena Tuniz stava tornando a casa dal lavoro quando ha perso il controllo dell’auto a causa di un attacco epilettico. Portata in ospedale, il test per rilevare la presenza di cannabinoidi è risultato positivo. Questo ha portato alla sospensione della patente e all’avvio di un procedimento penale. La donna ha sempre sostenuto di non aver mai assunto cannabis, e la sua difesa ha chiesto l’assoluzione con formula piena, sostenendo che il primo test non era stato confermato da ulteriori accertamenti.
Il processo e la sentenza
Durante l’udienza, la pubblica ministero ha chiesto l’assoluzione, sostenendo che non vi erano elementi per affermare che Elena Tuniz si trovasse in stato di alterazione psicofisica al momento dell’incidente. Il giudice Mauro Qualizza ha accolto questa tesi, pronunciando l’assoluzione piena. La sentenza è stata accolta con soddisfazione da parte dei sostenitori di Elena Tuniz, che hanno organizzato un presidio di solidarietà all’esterno del tribunale.
Tra i presenti, la consigliera regionale Giulia Massolino del Patto per l’autonomia e il consigliere comunale Andrea Di Lenardo di Avs – Possibile. La vicenda di Elena Tuniz è diventata un simbolo delle criticità legate alle modifiche introdotte al Codice della Strada a partire dal 14.
La sentenza della Corte costituzionale
A, la Corte costituzionale ha esaminato il ricorso di quattro tribunali diversi sull’articolo 187 del nuovo Codice della Strada, stabilendo che la norma resta in vigore ma con un’interpretazione restrittiva. D’ora in poi, i giudici devono applicarla tenendo conto del nesso temporale tra assunzione e guida e della effettiva capacità della sostanza di incidere ancora sulla guida.
Il nodo riguarda in particolare i cannabinoidi, rilevabili fino a 80 ore dopo l’uso o a causa di falsi positivi da farmaci o canapa light. Per l’alcol, serve superare il limite di 0,5 milligrammi per litro di sangue, mentre per le sostanze stupefacenti basta la positività al test. Le linee guida del Ministero dei Trasporti invitano a tenere conto delle prescrizioni di cannabis medica, ma nessuna eccezione esplicita è stata introdotta nella norma per chi assume farmaci con prescrizione medica.
Le reazioni e le conseguenze
Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale l’associazione che ha sostenuto il caso, ha commentato la sentenza con una lunga dichiarazione. “Questa sentenza restituisce giustizia a Elena, ma non cancella quello che ha dovuto subire in questi mesi“, ha dichiarato Soldo. “Ha perso il lavoro da insegnante a tempo indeterminato, è stata trascinata in un procedimento penale nel quale rischiava fino a due anni di carcere e una multa fino a 12 mila euro, pur non rappresentando alcun pericolo per la sicurezza stradale.”
La sentenza ha confermato che il problema non era Elena, ma una legge che continua a colpire le persone sbagliate. “Il nuovo articolo 187 va cambiato, prima che altre persone paghino un prezzo così alto per una norma ideologica e profondamente ingiusta“, ha aggiunto Soldo. La vicenda di Elena Tuniz ha messo in luce la necessità di una revisione della legge antidroga, che deve distinguere tra chi guida in condizioni di alterazione e chi, come Elena, è stato travolto dagli effetti di una normativa priva di basi scientifiche e di proporzionalità.



