Il futuro della gestione idrica in Friuli-venezia giulia è al centro di un acceso dibattito. A quindici anni dal referendum del 2011, che sancì la volontà popolare di considerare l’acqua un bene comune, la regione si trova a un bivio cruciale. Da una parte, la scadenza della concessione del servizio a Hera nel 2026, dall’altra, la possibilità di costruire una governance integralmente pubblica.
La discussione è stata alimentata da una serie di incontri e conferenze stampa, tra cui quella promossa dal Patto per l’Autonomia a Udine e l’assemblea organizzata da Adesso Trieste e Patto per l’Autonomia nella città giuliana. Questi eventi hanno visto la partecipazione di esponenti locali e nazionali, tra cui Federico PironeMarco Iob e Tommaso Fattori.
Il referendum del 2011 e le sue conseguenze
Il referendum del 2011 ha rappresentato una svolta storica per il Friuli-Venezia Giulia. Con un’ampia maggioranza, i cittadini hanno espresso chiaramente la loro volontà di sottrarre l’acqua alle logiche di profitto. Tuttavia, a distanza di quindici anni, la gestione del servizio idrico è ancora in mano a soggetti privati, come Herache ha distribuito un miliardo di euro di utili ai soci privati in dieci anni.
Tommaso Fattoriuno dei promotori dei referendum per l’acqua bene comune, ha dichiarato: “Finalmente a Trieste esiste un’occasione concreta per rispettare l’esito del referendum del 2011. Rispettarlo significa innanzitutto estromettere i privati che in questi anni hanno realizzato profitti su un bene comune come l’acqua.”
La situazione è particolarmente critica a Trieste, dove il costo dell’acqua è il 75 per cento più alto rispetto a Udine e tra i più cari del Nord Italia. Questo divario è dovuto in parte alla gestione privata del servizio, che ha portato a costi più elevati per i cittadini.
Le posizioni dei principali attori
Marco Iobdel CeVI – Centro di Volontariato Internazionale di Udineha ricordato il ruolo del CeVI nella campagna referendaria del 2011 e la necessità di garantire trasparenza nelle scelte future. “Il CeVI è stato promotore e organizzatore della campagna referendaria e continuerà a vigilare sugli sviluppi di questa partita. Per noi il modello ideale resta quello della gestione pubblica.”
Federico Pironeresponsabile Enti Locali del Patto per l’Autonomia, ha evidenziato come oggi esistano condizioni particolarmente favorevoli per dare attuazione agli indirizzi espressi dal referendum. “Nel 2011 il 95 per cento dei votanti in regione si espresse a favore dei quesiti sull’acqua. Oggi disponiamo di strumenti che allora non c’erano.”
Tra questi strumenti, Pirone ha citato la legge regionale 5 del 2026, che promuove le fusioni per incorporazione delle società in house che gestiscono i servizi pubblici locali. Questa legge consente di superare la frammentazione del servizio idrico a livello regionale e di creare un soggetto pubblico regionale con competenze e capacità operative.
Le disponibilità di bilancio e le opportunità
Pirone ha inoltre sottolineato le disponibilità di bilancio senza precedenti, che rendono possibile la creazione di un gestore pubblico del servizio idrico integrato. “Come forza autonomista, favorevole a una governance pubblica dell’acqua, riteniamo che questa sia l’occasione giusta per esercitare concretamente l’autonomia della nostra regione.”
La discussione sul futuro della gestione idrica in Friuli-Venezia Giulia è ancora aperta. Tuttavia, le condizioni normative, politiche e finanziarie oggi disponibili rappresentano un’opportunità storica per dare piena attuazione all’esito referendario e costruire un modello di gestione pubblica capace di garantire efficienza, partecipazione e tutela di una risorsa essenziale per il futuro della regione.



