10 Giugno 2026 ☁ 26°

How to Feed the Planet: la sfida di nutrire 10 miliardi di persone nel 2050

How to Feed the Planet, il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, svela i segreti dell'industria alimentare e i conflitti legati alle risorse alimentari. Scopri come nutrire 10 miliardi di persone nel 2050 senza distruggere il pianeta.

How to Feed the Planet: la sfida di nutrire 10 miliardi di persone nel 2050

Nel 2050, la popolazione mondiale raggiungerà i 10 miliardi di persone. Come faremo a nutrire tutti senza distruggere il pianeta? Questo è il cuore del nuovo documentario How to Feed the Planetdiretto da Francesco De Augustinis e presentato in anteprima al Festival delle Terre di Roma ad aprile 2026.

Il film, distribuito da Nfilmè parte del progetto indipendente One Earthiniziato nel 2019, che ha già esplorato temi cruciali come la deforestazione tropicale, l’impatto della produzione zootecnica e i limiti dell’acquacoltura. Ora, De Augustinis si concentra sulla domanda fondamentale: come assicurare cibo a tutti senza deforestare, distruggere ecosistemi e causare conflitti?

La dieta mediterranea: un mito da sfatare

Il documentario inizia un viaggio che parte dal Cilentodove lo scienziato Ancel Keys codificò la dieta mediterranea nel secondo dopoguerra. Oggi, questo concetto è diventato uno strumento di marketing per promuovere esportazioni e influenzare normative europee, spesso più legato a interessi economici che a benefici salutari e ambientali.

De Augustinis mostra come la produzione industriale abbia preso il sopravvento, aumentando esponenzialmente la produzione di carne e pesce. Tuttavia, non tutto è perduto. Il film esplora come i principi originali della dieta mediterranea siano alla base di una nuova dieta, diventata un punto di riferimento scientifico, che cerca di rispondere alla domanda cruciale: come nutrire il pianeta?

Conflitti per le risorse alimentari: dall’Ucraina al Congo

Il viaggio di How to Feed the Planet non si limita al tempo, ma si estende nello spazio. Il regista mostra come alcuni dei più grandi conflitti del nostro tempo non siano innescati solo per petrolio e terre rare, ma anche per accaparrarsi terreni e risorse alimentari.

L’Ucrainadiventata il granaio d’Europaè un esempio lampante. Allo stesso modo, le comunità rurali in Argentina stanno affrontando l’avanzata dell’industria della soia. Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), gli interessi dell’agribusiness stanno compromettendo la stabilità di un paese che ogni anno si trova in vetta alle classifiche delle crisi alimentari globali.

La voce delle comunità locali

Simplex Malembeportavoce dell’associazione congolese di produttori agricoli CONAPACafferma nel film: “Si pensa che la RDC sia un grande territorio selvatico per cui tutti pensano di venire per stabilirsi, prendendo della terra a loro piacimento. Le grandi multinazionali stanno venendo in RDC per accaparrarsi delle grandi superfici.”

Malembe sottolinea il collegamento tra guerra e produzione agricola: “Le risorse minerarie sono la base, ma vediamo sempre più che anche le zone agricole più produttive sono motivo di conflitto.”

Una scelta cruciale per il futuro

Francesco De Augustinis conclude il documentario con una riflessione profonda: “Il film ci mette di fronte a una scelta da cui non possiamo scappare, che è poi la scelta della nostra epoca.” Possiamo continuare a consumare un numero eccessivo di risorse, legittimando un sistema basato sullo sfruttamento e sulla distruzione, o possiamo riconoscere cosa non ha funzionato e rimboccarci le maniche per correggere il tiro.

De Augustinis invita a costruire un nuovo modello basato su un uso sapiente, etico, equo e davvero sostenibile delle risorse. “Questa è una scelta politica che siamo chiamati a fare oggi per decidere tra un futuro di pace e prosperità o un futuro di guerre.”

Dopo l’anteprima al Festival delle Terre di Roma, il documentario sarà proiettato al cinema Fellini di Trieste il 10 giugno 2026 alle 21.15. Ulteriori date e orari saranno disponibili sul sito ufficiale.

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