Dal 31 ottobre al 12 novembre la Sala Carlo Sbisà del Magazzino 26, nel cuore del Porto Vecchio-Porto Vivo di Trieste, ospita l’esposizione “La verità nelle tracce – Oltre 120 anni di Polizia scientifica“. L’evento, promosso dal Servizio di Polizia scientifica di Roma in collaborazione con la Questura di Trieste, offre al pubblico la possibilità di esplorare, senza costi, le fasi evolutive di un settore che da più di un secolo supporta le indagini della Polizia di Stato.
La mostra si inserisce nel programma del festival Trieste True Crime, che dal 5 al 7 novembre si svolge nella vicina Sala Luttazzi. L’inaugurazione ufficiale avverrà il 5 novembre alle ore 18, alla presenza del questore Lilia Fredella, che illustrerà le sfide contemporanee della scienza forense e il legame con il racconto criminale mediatico.
Un viaggio attraverso 120 anni di scienza forense
Il percorso espositivo è suddiviso in sette ambienti tematici che ricostruiscono la storia della Polizia scientifica italiana, partendo dal 1903, anno in cui il medico legale Salvatore Ottolenghi fondò la prima scuola dedicata a questa disciplina. Tra le prime tecniche adottate, le gemelle Ellero, un sistema di fotosegnalamento, permisero di documentare e identificare soggetti in modo pionieristico. Da lì, la dattiloscopia divenne uno strumento imprescindibile: l’analisi delle impronte digitali consente di confrontare tracce ritrovate sulla scena con quelle presenti nei database investigativi.
Le prime tecniche: fotosegnalamento e impronte
In una delle sale è possibile osservare autentici cartellini fotodattiloscopici degli inizi del Novecento, accompagnati da una ricostruzione tridimensionale di un’impronta che i visitatori possono toccare, sperimentando così il valore tattile della prova forense. L’esposizione spiega, in modo chiaro, come le impronte siano marcatori unici e irripetibili, fondamentali per la ricostruzione dell’identità di un sospetto.
Tecnologie all’avanguardia: dalla genetica alla realtà virtuale
Il secondo blocco della mostra mette in luce le innovazioni più recenti, dalla genetica forense alla balistica, passando per l’analisi delle tracce chimiche. Vengono mostrati video dimostrativi di come le moderne laboratori garantiscano la validità scientifica dei risultati, evitando contaminazioni e errori di interpretazione. Un punto focale è la sezione dedicata alle ricostruzioni 3D, dove vengono presentati modelli digitali di ambienti criminali e persino di volti storici.
Ricostruzione 3D del volto di Lorenzo Lotto
Tra le opere più suggestive, una ricostruzione tridimensionale del volto del pittore rinascimentale Lorenzo Lotto, ottenuta a partire da un’autoritratto grazie a sofisticati software di modellazione. Questo esempio dimostra come l’analisi digitale possa trasformare un semplice dipinto in uno strumento di identificazione, utile non solo per gli storici dell’arte ma anche per gli investigatori.
La mostra, inoltre, dedica spazio all’uso delle registrazioni video nella polizia giudiziaria e ai moderni metodi di analisi della voce, mostrando come le immagini e i suoni possano diventare prove decisive in un processo. Il percorso invita i visitatori a comprendere che, sebbene la tecnologia fornisca strumenti potenti, il successo di un’indagine dipende ancora dall’accuratezza del sopralluogo e dalla capacità interpretativa degli specialisti.
Il pubblico potrà attraversare l’intera esposizione tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, senza alcun biglietto d’ingresso. L’iniziativa rimarrà aperta fino al 12 novembre, consentendo a studenti, professionisti e curiosi di avvicinarsi a una realtà spesso relegata ai racconti televisivi e di scoprire il rigoroso lavoro che si cela dietro ogni traccia.



