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Tribunale di Trieste: richiesta di 5 anni e 4 mesi per l’imputato Marco Zaccaria

Il PM Iozzi punta su più di cinque anni di reclusione per Marco Zaccaria, sospettato di aver appiccato incendi a veicoli a Trieste.

Tribunale di Trieste: richiesta di 5 anni e 4 mesi per l’imputato Marco Zaccaria

Il tribunale di Trieste ha avviato una fase cruciale del procedimento contro Marco Zaccaria, 36enne accusato di una serie di incendi dolosi compiuti tra il luglio 2024 e il. L’udienza di mercoledì 28 ottobre 2026 ha visto il pubblico ministero Ilaria Iozzi avanzare una richiesta di cinque anni e quattro mesi di reclusione, coprendo tutti i capi d’accusa formulati nella denuncia.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Andrea Cavazzini ed Elisabetta Toso, ha ribadito la totale innocenza del proprio assistito, chiedendo l’assoluzione completa e, in subordine, l’applicazione delle attenuanti generiche per ridurre al minimo la pena. Nel frattempo, i legali delle parti civili, tra cui Alessandro Giadrossi, Emanuele Izzotti e Margherita Buccilli, hanno presentato richieste di risarcimento per i danni subiti.

Richiesta del PM e posizione della difesa

Durante la discussione, il pubblico ministero ha dettagliato come Marco Zaccaria avrebbe appiccato il fuoco a dieci veicoli, includendo automobili e moto, nelle zone di Campanelle e Borgo San Sergio. La magistrata Luisa Pittalis ha accolto la richiesta di maggiori repliche entro fine novembre, periodo in cui potrebbe essere pronunciata la sentenza finale.

La difesa ha optato per il rito abbreviato, sostenendo che l’imputato si dichiara innocente fin dal primo interrogatorio. Gli avvocati hanno sottolineato l’assenza di prove concrete che colleghino direttamente Zaccaria agli incendi, chiedendo al giudice di valutare eventuali elementi attenuanti.

Chi è Marco Zaccaria: profilo, lavoro e presunti moventi

Marco Zaccaria era impiegato come guardiafuochi presso l’ospedale di Maggiore. Secondo l’accusa, il suo ruolo gli avrebbe fornito l’opportunità di manipolare materiali infiammabili, facilitando l’esecuzione di una campagna dolosa durata più di un anno e mezzo. Gli inquirenti hanno ricostruito una sequenza di incendi che si sono susseguiti in aree residenziali e strade periferiche, culminando con l’intervento delle forze dell’ordine davanti alle “Case dei Puffi” in via Grego, dove Zaccaria è stato fermato.

Al momento dell’arresto, l’imputato ha resistito alle autorità, sostenendo di non riconoscere gli agenti in borghese. Dopo la detenzione, è stato posto agli arresti domiciliari con l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. La Pubblica Procura ha ipotizzato che il movente dietro gli atti criminosi fosse sentimentale, riferito a una collega dell’ospedale di Cattinara. Zaccaria ha però negato ogni legame, affermando di aver chiesto il trasferimento proprio per sfuggire a quella persona.

Reazioni della comunità e richieste di risarcimento

Le parti civili, rappresentate da avvocati come Lara Lakic e Antonella Coslovich, hanno chiesto un risarcimento economico variabile per i danni materiali subiti dai proprietari dei veicoli incendiati. Le richieste, ancora in fase di valutazione, includono il rimborso delle spese di riparazione, il valore di mercato dei mezzi distrutti e il danno morale subito dalle famiglie coinvolte.

Nel frattempo, la popolazione di Trieste osserva con apprensione il caso, ricordando le notti di panico causate dai blitz notturni della polizia locale. La vicenda ha riacceso il dibattito sul ruolo dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine nella prevenzione di atti vandalici, nonché sulla necessità di un monitoraggio più efficace dei dipendenti pubblici che hanno accesso a materiali pericolosi.

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