Il 22 ottobre 2026, la quinta commissione del Consiglio regionale del friuli venezia Giulia si è riunita a Trieste per valutare le richieste avanzate da undici comuni del Veneto orientale e da Meduna di Livenza, nel Trevigiano. I rappresentanti locali hanno definito il loro obiettivo come un cambio di regione volto a superare le difficoltà derivanti dal confine amministrativo, sostenendo che la loro realtà funziona già in maniera osmótica con il territorio friulano.
Il tavolo era composto da delegati dei comuni di Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle, oltre al sindaco di Meduna. Tra i presenti c’erano anche Rosanna Conte della Lega, Alessio Morosin della Liga Veneta Repubblica e l’avvocato Antonio Ferrarelli, presidente della Fondazione Think Tank Nordest, che ha condotto la presentazione dello studio economico.
La commissione regionale ascolta le istanze dei comuni di confine
Durante l’audizione, i sindaci hanno illustrato le ragioni pratiche del loro passaggio al Friuli venezia giulia. Hanno evidenziato l’interdipendenza quotidiana: più di duemila abitanti attraversano il confine per lavoro, la giurisdizione del tribunale di Pordenone è già operativa e i servizi sanitari sono sempre più orientati verso gli ospedali di Latisana e Pordenone, specialmente per i parti, in vista della chiusura prevista del punto nascita di Portogruaro.
Il punto focale è stato il concetto di confine osmotico, cioè la continuità culturale e infrastrutturale che rende più logico l’allineamento amministrativo con il Friuli. Alcuni dei comuni, come Cinto Caomaggiore, hanno già espresso, tramite referendum del 2006, la volontà di far parte della regione friulana, ma il provvedimento non è mai stato attuato dal parlamento nazionale.
Vantaggi economici per il Friuli Venezia Giulia
Lo studio della Fondazione Think Tank Nordest, guidato da Antonio Ferrarelli, prevede che l’assorbimento dei comuni comporterebbe al Friuli una crescita della base imponibile di circa 172 milioni di euro di IRPEF, a cui si aggiungerebbero 18,5 milioni di euro di addizionale regionale. In termini di superficie, il territorio friulano aumenterebbe dell’8 %, mentre il valore aggiunto pro capite crescerebbe del 7,5 %.
Questi numeri, secondo gli esperti, garantirebbero alla regione una maggiore capacità di spesa municipale, l’accesso a incentivi per la prima casa, per l’efficientamento energetico e per i carburanti, oltre a rafforzare il bilancio per i servizi socio-sanitari. Per i comuni interessati, l’adesione al statuto speciale del Friuli venezia giulia significherebbe potenziare le proprie finanze senza dover dipendere da trasferimenti volontari del Veneto, che finora hanno offerto solo 200 mila euro, insufficienti per progetti di infrastruttura.
Motivazioni culturali, turistiche e demografiche dei sindaci
Sette dei comuni presentati mantengono una popolazione attiva nella lingua friulana, considerandosi parte integrante del patrimonio culturale friulano. Il sindaco Giacomo Gasparotto (Gruaro) ha dichiarato: «Ci sentiamo friulani da sempre, il nostro territorio è già inserito in un sistema di trasporti e servizi che guarda verso Pordenone, non verso Venezia».
Il valore turistico è un altro argomento chiave: vicine a località balneari come Caorle e Bibione, le due mete hanno registrato nel 2025 più di dieci milioni di presenze turistiche. I sindaci hanno sostenuto che una gestione unitaria con il Friuli potrebbe ottimizzare le campagne promozionali, migliorare le infrastrutture di accoglienza e ridurre la pressione sui servizi veneti, che al momento subiscono una perdita di risorse a causa del loro posizionamento marginale rispetto al confine.
Infine, la questione demografica è centrale. Negli ultimi dieci anni solo Pramaggiore ha registrato un lieve aumento della popolazione; gli altri comuni hanno subito un decremento, con la prospettiva di un “inverno demografico”. Il passaggio al Friuli Venezia Giulia, secondo i rappresentanti, permetterebbe una maggiore attrattività per giovani e famiglie grazie a politiche di welfare più consistenti e a un più facile accesso a fondi europei destinati alle regioni a statuto speciale.
Il dibattito proseguirà con una seconda udienza, in cui i sindaci presenteranno un dossier della Cgia. Nel frattempo, a Caorle è stato costituito un comitato promotore per avviare un nuovo referendum, guidato dall’imprenditore alberghiero Fabio Catto, che punta a realizzare la proposta entro il prossimo anno.



