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Il Consiglio di Stato annulla l’esclusione del Premio Luchetta

Il premio giornalistico Marco Luchetta, protagonista da vent’anni, viene escluso dai fondi della Regione dopo polemiche politiche e una sentenza del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato annulla l’esclusione del Premio Luchetta

Nel periodo 2026-2028 la Regione friuli venezia Giulia ha deciso di non includere il Premio Luchetta nella lista dei finanziamenti destinati ai progetti culturali. La decisione, presa in un clima di forte tensione politica, è stata poi messa in discussione da una sentenza del Consiglio di Stato che ha ordinato alla Regione di riconsiderare la valutazione dell’ente premiatore. La vicenda ha riacceso il dibattito sulla trasparenza delle procedure amministrative e sul peso delle opinioni politiche nella distribuzione delle risorse pubbliche.

Il contesto è segnato da una precedente controversia: nel 2025 il Premio Luchetta aveva conferito un riconoscimento speciale a Francesca Albanese relatrice delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati. Tale scelta aveva suscitato una forte reazione da parte del presidente regionale Fedriga che aveva definito il premio “vergognoso”. L’esclusione successiva dal finanziamento triennale ha alimentato l’ipotesi di un intervento politico volto a penalizzare la manifestazione culturale per motivi ideologici.

Il Consiglio di Stato annulla l’appello della Regione

Con la sentenza n. 7463/2026, la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello inoltrato dalla Regione contro la decisione del TAR. La Corte ha ribadito che la valutazione originaria, basata su 58 punti su 120 (due punti al di sotto della soglia minima di 60), era affetta da carenze metodologiche: la commissione aveva attribuito soltanto 8 punti su 30 alla voce “capacità organizzativa, continuità e affidabilità gestionale”, senza fornire criteri chiari. Una valutazione numerica priva di parametri definiti non può costituire una motivazione sufficiente hanno sottolineato i giudici.

Riesame obbligatorio della valutazione

Il provvedimento impone alla Regione di rivalutare la domanda di finanziamento per il triennio 2026-2028, tenendo conto di criteri oggettivi e trasparenti. Inoltre, la Regione è stata condannata a pagare 3.000 euro di spese giudiziarie più gli oneri di legge, un onere che grava sui contribuenti. La Corte ha precisato che il TAR non ha determinato un nuovo punteggio: la competenza resta alle autorità regionali, purché rispettino i principi di imparzialità e chiarezza.

Le polemiche politiche legate al premio speciale 2025

Il riconoscimento speciale del 2025 a Francesca Albanese aveva scatenato un acceso dibattito nella maggioranza regionale. Il presidente Fedriga aveva etichettato il premio come “vergognoso”, insinuando una presa di posizione offensiva nei confronti di una realtà internazionale. Tale dichiarazione ha influito sulla percezione della Fondazione Lu­chetta Ota D’Angelo Hrovatin creando l’immagine di un provvedimento finanziario motivato più da ragioni ideologiche che da una valutazione tecnica.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha escluso qualsiasi collegamento tra il premio speciale e la valutazione amministrativa, affermando che nei fascicoli giudiziari non compaiono riferimenti a tali dinamiche politiche. La sentenza insiste sul principio secondo cui le decisioni di finanziamento devono basarsi su criteri oggettivi e non su opinioni o pressioni esterne.

Le richieste di chiarimento della consigliera Serena Pellegrino

La consigliera regionale Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra) ha denunciato una “esclusione politica” e ha presentato un’interrogazione a risposta immediata alla Giunta regionale. Pellegrino ha evidenziato che la Fondazione ha ricevuto solo 8 punti su 30 nella sezione relativa a capacità organizzativa, un punteggio successivamente censurato dalla giustizia amministrativa. Ha inoltre rimarcato che il Premio, da più di vent’anni, è un punto di riferimento per il giornalismo e la tutela dei diritti dei bambini collaborando con la Rai e riconosciuto a livello internazionale.

Secondo la consigliera, la combinazione di una valutazione controversa, la condanna per le spese legali e le dichiarazioni pubbliche del presidente costituiscono un quadro di massima chiarezza da richiedere alla Giunta. L’interrogazione mira a far emergere le motivazioni precise dietro l’esclusione e a garantire che future valutazioni rispettino criteri trasparenti, indipendentemente dalle posizioni politiche o dai riconoscimenti culturali.

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