Un’operazione congiunta dei Carabinieri di Trieste, Napoli e altre città ha portato allo smantellamento di una pericolosa rete criminale che truffava anziani in tutta Italia. L’organizzazione, con base a Napoli, utilizzava il metodo del finto carabiniere per ingannare le persone più vulnerabili, approfittando della loro fiducia e ingenuità.
L’operazione, denominata Fumo del Vesuvio 2 è il seguito di un’inchiesta analoga del marzo 2026, che aveva portato a 10 arresti e 29 denunce per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe agli anziani. Questa volta, gli investigatori hanno identificato e arrestato otto persone, denunciandone altre 19 in stato di libertà.
L’inchiesta parte da Trieste
Le indagini sono partite il 25 gennaio 2026, quando un tentativo di truffa è stato sventato ad Aurisina, nei pressi di Trieste. Un giovane, identificato come un trasfertista dell’organizzazione, aveva cercato di ingannare una coppia di anziani coniugi, spacciandosi per un carabiniere. Grazie all’intervento tempestivo di alcuni amici, la truffa è stata evitata.
Consigliato telefonicamente dai suoi mandanti, il giovane ha poi raggiunto Muggia, sempre in provincia di Trieste, dove ha approfittato di un attimo di disattenzione per sottrarre denaro e ori a un’anziana signora. I militari del Nucleo Investigativo di Trieste sono riusciti a identificare il giovane in pochi giorni, risalendo poi ai mandanti e ad altri membri dell’associazione per delinquere.
Le misure cautelari
Oggi sono state eseguite ordinanze di custodia cautelare nelle province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno. Tre presunti membri del sodalizio criminale sono finiti in carcere, mentre ad altre tre è stato notificato l’obbligo di dimora. Dieci persone sono state denunciate a piede libero.
Tra gli arrestati ci sono anche padre e figlio, con un’età che spazia dai 18 anni agli oltre 60. Alcuni degli indagati hanno già un corposo curriculum criminale, con precedenti per reati analoghi. Le indagini hanno portato alla scoperta di 18 truffe e al recupero di 50.000 euro in contanti e gioielli.
La struttura dell’organizzazione
Le indagini hanno rivelato una divisione dei compiti netta e specializzata all’interno dell’organizzazione. I capi, i telefonisti, la manovalanza e gli addetti alla logistica operavano in modo coordinato per massimizzare i profitti illeciti. Le telefonate-esca partivano da località remote, mentre gli esattori operavano sul campo per raccogliere i proventi delle truffe.
Il centro nevralgico dell’organizzazione era situato nel quartiere napoletano di Barra, con gangli-chiave anche nel centro storico. Da qui partivano le telefonate che ingannavano gli anziani, convincendoli a consegnare i loro risparmi e i loro beni preziosi.
“L’attività investigativa svolta ha permesso di raccogliere significativi e solidi elementi di prova utili a dimostrare la connotazione associativa del sodalizio criminoso”, ha dichiarato il Comando provinciale dei Carabinieri di Trieste.
Il colonnello Gianluca Migliozzi, comandante provinciale di Trieste, ha sottolineato l’importanza della collaborazione dei cittadini: “Purtroppo nessuno è esente da questo fenomeno criminale. Per questo è importante segnalare ai Carabinieri ogni attività sospetta.”



