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Dubbi sul termovalorizzatore da 400 mila tonnellate a San Giorgio di Nogaro

Diego Moretti del Pd solleva interrogativi sul progetto di termovalorizzatore nella zona industriale Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro: chi è la parte pubblica coinvolta, quali atti di pianificazione giustificano la capacità proposta e quali interlocuzioni sono state avviate con gli operatori regionali e con la società che gestisce l'impianto di Trieste

Dubbi sul termovalorizzatore da 400 mila tonnellate a San Giorgio di Nogaro

La proposta di realizzare un termovalorizzatore nella zona industriale Aussa Corno a San Giorgio di Nogaro ha riacceso il dibattito politico regionale. In una nota diffusa a Trieste l’8 lug, il capogruppo del PD in Consiglio regionale, Diego Moretti ha chiesto che sull’iniziativa venga fatta piena luce, sollecitando «chiarezza, trasparenza e confronto».

Il tema è sensibile per l’impatto ambientale e per le implicazioni nella gestione dei rifiuti: secondo la proposta il progetto prevederebbe una capacità di trattamento di 400 mila tonnellate annue, cifra che viene messa in relazione con un fabbisogno dichiarato molto più contenuto nella regione. Moretti ricorda inoltre che sull’operazione pende da dicembre un’interrogazione del partito.

Domande sul ruolo della componente pubblica nel partenariato

Una delle richieste centrali del capogruppo riguarda l’identità e l’assetto della parte pubblica coinvolta nel progetto di partenariato pubblico-privato. Moretti chiede di sapere «chi sia la parte pubblica (sia essa società o ente) coinvolta nel progetto di partenariato pubblico-privato», e se tale soggetto abbia ricevuto un mandato formale dagli organi competenti, come il cda e l’assemblea. La precisazione è rilevante perché definisce responsabilità, limiti decisionali e livelli di legittimazione politica e amministrativa.

La vicenda ha visto nelle ultime settimane una convocazione inviata ai media per la presentazione del progetto, evento che secondo Moretti «solleva alcune domande». Il capogruppo sottolinea la necessità che ogni passo sia documentato e che il ruolo degli enti pubblici sia chiarito prima di qualunque annuncio formale.

Coerenza con gli strumenti di pianificazione regionale e domanda reale

Un altro punto toccato nella nota riguarda il rapporto tra la dimensione proposta dell’impianto e la programmazione territoriale. Moretti osserva come sia necessario comprendere «quali sono gli atti pianificatori che giustificano un termovalorizzatore da 400 mila tonnellate annue a fronte di un fabbisogno dichiarato di 100-120 mila tonnellate/anno». La discrepanza numerica evidenziata solleva interrogativi sulle stime di riferimento e sulla congruità dell’investimento rispetto ai bisogni reali della Regione Friuli Venezia Giulia.

Nel passaggio si richiede anche chiarezza sulle interlocuzioni avviate: Moretti domanda «quali sono state le interlocuzioni con le società che operano nel settore dei rifiuti in Fvg e con la società che oggi gestisce il termovalorizzatore di Trieste». Si tratta di questioni centrali per capire se il progetto sia stato costruito tenendo conto dell’ecosistema imprenditoriale e degli impianti esistenti sul territorio regionale.

Rilevanza politica e conoscenza degli organi regionali

Infine, la nota esprime perplessità sulla consapevolezza dei vertici istituzionali regionali rispetto all’iniziativa. Moretti si chiede «se sia possibile che un progetto definito dai proponenti così rivoluzionario sia rimasto sconosciuto ai vertici della Regione Friuli Venezia Giulia, dal presidente, all’assessore all’Ambiente, alla stessa Giunta regionale». E aggiunge: «Erano davvero, questi soggetti, all’oscuro di un’iniziativa di questa portata? Se così fosse, sarebbe un elemento politicamente rilevante, che richiederebbe spiegazioni».

Nel complesso, le osservazioni sollevate dal capogruppo PD puntano a ottenere elementi precisi sul quadro autorizzativo, sulla governance pubblica del progetto e sulla corrispondenza tra capacità impiantistica proposta e domanda regionale di trattamento rifiuti. La richiesta di «chiarezza, trasparenza e confronto» ricorre come filo conduttore della posizione espressa dal consigliere.

Il dibattito prosegue

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