Il ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani, ha partecipato a Trieste al primo Forum annuale dell’Osservatorio Sud-Est Europa, organizzato dalla Fondazione Einaudi. L’incontro, svolto al teatro Verdi, ha riunito rappresentanti dei paesi balcanici, autorità italiane e slovene, e ha fornito un’occasione per discutere le prospettive di integrazione europea nella zona.
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Durante la conferenza stampa, Tajani ha rimarcato l’urgenza di trasformare il tradizionale processo di allargamento in una vera riunificazione dell’Europa sostenendo che i Balcani occidentali devono entrare nell’Unione europea “il prima possibile”, altrimenti l’Unione rischia di perdere influenza a vantaggio di potenze esterne.
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Tajani spinge per un’accelerazione della candidatura balcanica
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Il vicepremier ha dichiarato che le negoziazioni con il Montenegro dovrebbero concludersi entro il 2026 e che l’adesione effettiva è auspicabile entro il 2028. In sua difesa, ha criticato la dicitura “allargamento”, definendola “coloniale”, preferendo il termine “riunificazione”. Tajani ha inoltre sottolineato che rimandare l’ingresso dei Balcani per “difendere l’Ucraina” sarebbe un “errore grave”, poiché la sicurezza europea dipende anche dalla stabilità dei paesi del Sud-Est. Il ministro ha riconosciuto il ruolo della Slovenia come “alleato più forte dei Balcani” e ha invitato gli “amici europei” a mantenere lo slancio politico.
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Secondo le stime dell’Osservatorio, l’adozione di un “modello meno burocratico” per la valutazione dei requisiti – come l’implementazione delle riforme giudiziarie e la lotta contro la corruzione – consentirebbe di accelerare il percorso. Tajani ha ribadito che la rigidità amministrativa non deve diventare ostacolo, altrimenti i Balcani potrebbero avvicinarsi a influenze russe o cinesi.
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Proposta di un hub portuale Trieste-Capodistria
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Nel contesto della stessa giornata, Tajani ha annunciato l’intenzione di creare un sistema portuale integrato tra Trieste e la città slovena di Capodistria (Koper). Il progetto, ispirato al corridoio “IMEC” lanciato al vertice del G20 a Nuova Delhi nel 2023, mira a rafforzare le capacità di transito merci e a rendere la zona un punto focale per l’export verso l’Europa, il Medio Oriente e l’India. Il ministro italiano ha definito Trieste “il terminale principale” e Capodistria il “gemello” che potrà moltiplicare la capacità di accoglienza delle navi.
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L’omologo sloveno, Tone Kajzer, ha confermato l’interesse della sua amministrazione a collaborare “in modo organico” tra i due porti, evidenziando che un collegamento diretto favorirebbe sia il commercio interno che le rotte internazionali. L’iniziativa, se realizzata, potrebbe contribuire a posizionare la regione nel network logistico del “corridoio settentrionale” che collega il Mediterraneo al Golfo persico.
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Schengen e confine Italia-Slovenia: proposte di alternativa
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Un altro punto all’ordine del giorno è stata la gestione del confine italo-sloveno, soggetto a controlli fissi di polizia in deroga temporanea al regime di libera circolazione di Schengen. Tajani ha annunciato che l’Italia sta valutando “misure alternative” da adottare al termine della proroga, scaduta il 18 dicembre. Tra le opzioni discusse, una collaborazione mista con forze di polizia slovene, simile a quella già operativa al confine franco-italiano, è stata proposta come possibile soluzione.
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L’obiettivo, secondo il ministro, è garantire sicurezza e combattere l’immigrazione irregolare senza ricorrere a un blocco totale del libero transito. Kajzer ha definito il confine “uno spazio di cooperazione e nuove opportunità”, sottolineando che una gestione congiunta potrebbe trasformare una zona di tensione in un modello di integrazione regionale.
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Altri punti di dibattito: Serbia e funerali di Ratko Mladic
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Nel corso della sessione, Tajani ha risposto a una domanda sul futuro della Serbia nell’Unione europea, affermando che, nonostante alcune scelte politiche controverse, il Paese resta “parte futura dell’UE”. Riguardo ai funerali di Stato per Ratko Mladic, il ministro ha precisato che l’Italia non ha commentato l’evento e che le autorità serbe hanno optato per una gestione interna, ma ha rimarcato che il percorso serbo verso l’Unione dipende da progressi concreti nelle riforme.
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Il ministro ha concluso invitando gli Stati membri a “non rimandare” e a considerare questi interventi come parte di una più ampia strategia di “riunificazione dell’Europa”.



