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12 giugno 1945: Trieste celebra la fine dell’occupazione jugoslava

Trieste ha celebrato l'81° anniversario della fine dell'occupazione jugoslava con cerimonie solenni e riflessioni storiche, riaffermando i valori di libertà e democrazia.

12 giugno 1945: Trieste celebra la fine dell’occupazione jugoslava

Trieste ha commemorato l’81° anniversario della fine dell’occupazione jugoslava, un evento che ha segnato profondamente la storia della città. Il 12 giugno 1945, le truppe dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia lasciarono Trieste, ponendo fine a un periodo di grande sofferenza per la popolazione locale.

La giornata è stata celebrata con una serie di cerimonie ufficiali, che hanno visto la partecipazione di autorità civili, militari e religiose, nonché di numerose associazioni combattentistiche e d’arma. La città ha rinnovato il proprio impegno a conservare la memoria di quegli eventi tragici, riaffermando i valori di libertàdemocrazia e dignità umana.

Le cerimonie ufficiali in Comune

Le celebrazioni si sono aperte nella sala del Consiglio comunale, un luogo simbolico della rappresentanza cittadina. Il presidente del Consiglio comunale, Francesco Panteca, ha rivolto il proprio saluto alle autorità presenti, sottolineando l’importanza di ricordare una delle pagine più dolorose della storia cittadina. «Oggi ci ritroviamo nella sala dei cittadini per ricordare una delle pagine più dolorose della storia cittadina», ha affermato Panteca.

L’intervento commemorativo è stato affidato all’assessore comunale al bilancio, Everest Bertoli, che ha ripercorso gli eventi del 1945, distinguendo la situazione vissuta da Trieste rispetto al resto dell’Italia liberata. Bertoli ha ricordato episodi simbolici di quei giorni, come la sorte dei finanzieri infoibati a Basovizza e le manifestazioni patriottiche del 5 maggio 1945 represse nel sangue. Ha anche evidenziato l’immediata estromissione dei comandi partigiani italiani da parte delle autorità jugoslave e il tentativo di integrare la città nella futura Jugoslavia.

Le violenze e il terrore

Bertoli ha descritto le caratteristiche della liberazione declinata secondo Josip Broz Tito: «Delazioni e arresti, deportazioni e uccisioni in foiba, marce forzate e campi di concentramento, terrore e repressione». Ha ricordato come la presenza delle truppe alleate abbia consentito l’apertura di una trattativa internazionale che portò alla definizione della linea di demarcazione e all’uscita delle forze jugoslave dalla città.

Particolarmente significativo è stato il passaggio dedicato al 12 giugno 1945, quando le immagini di piazza dell’Unità gremita di cittadini con il tricolore accolsero l’arrivo degli angloamericani. «Trieste, Gorizia, Monfalcone e Muggia riconoscono il valore del 25 Aprile come celebrazione nazionale della Liberazione dal nazifascismo, ma hanno istituito inoltre la ricorrenza del 12 giugno, in aggiunta e non in contrapposizione», ha sottolineato l’assessore.

La memoria e il futuro

L’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, ha portato il saluto della Regione friuli venezia Giulia, sottolineando l’importanza di commemorare il passaggio storico della fine di quei 40 giorni con una cerimonia ufficiale. «È doveroso commemorare il passaggio storico della fine di quei 40 giorni con una cerimonia ufficiale», ha dichiarato Roberti, «necessaria a tramandarne la memoria e a celebrare quella che rappresenta la vera liberazione di Trieste».

Roberti ha evidenziato come questa ricorrenza sia stata riconosciuta dalle istituzioni soltanto in tempi recenti, sottolineando il ruolo svolto dal Comune di Trieste nell’istituire una giornata dedicata. Secondo l’assessore regionale, si tratta di una data a lungo dimenticata, che segnò la fine di una sanguinosa occupazione caratterizzata da violenze e lutti «nel chiaro intento di annettere questo territorio alla Repubblica Federativa Jugoslava».

Terminata la cerimonia in Municipio, le commemorazioni sono proseguite all’esterno. Il programma ha previsto l’alzabandiera in piazza dell’Unità d’Italia, la deposizione di una corona d’alloro alla lapide commemorativa nel Parco della Rimembranza e infine in serata il solenne ammainabandiera, al quale hanno partecipato nuovamente le autorità civili e militari.

Tra il bianco della pietra carsica, il rosso delle corone e il tricolore che ha sventolato nel cuore della città, Trieste ha così rinnovato il proprio impegno a conservare la memoria di una vicenda che continua a segnare la coscienza collettiva del territorio.

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