Il 22 settembre 2026 la scena culturale triestina è rimasta senza Ugo Pierri figura di spicco per la sua capacità di coniugare pittura, poesia e satira con una profonda coscienza civile. Dopo una lunga malattia, l’artista, nato a Trieste nel 1937, ha chiuso il suo viaggio a 89 anni, lasciando un vuoto difficile da colmare.
Formazione e legami con il mondo artistico triestino
Le radici di Pierri affondano nella scuola di Anita Pittoni al cui fianco si è formato negli anni ’60. Il loro rapporto è stato immortalato nella raccolta di corrispondenze intitolata La scala a chiocciola. Anita Pittoni-Ugo Pierri. Lettere 1966-1979 curata da Riccardo Cepah e Flavia Delben. Questo scambio epistolare testimonia la cruciale influenza della maestra sulla sua ricerca stilistica, nonché l’intensità del dialogo intellettuale che ha animato la scena artistica di Trieste in quegli anni.
Gli ambienti di creazione: dal Knulp agli spazi collaborativi
Il bar-libreria Knulp è diventato il punto di riferimento per le serate di Pierri, dove invitava amici, colleghi e talvolta anche detrattori a condividere «non-presentazioni» di libri, versi improvvisati e musica sperimentale. Con Fausto Vilevich ha creato lo “spazio Pierri“, un laboratorio di idee che ha ospitato mostre, performance e proiezioni video, contribuendo a rendere Knulp uno dei luoghi più vivaci della città.
Un’opera multiforme: poesia, pittura e satira
Pierri si descriveva come “pittore inediale, poeta espressionista crepuscolare, scrittore di racconti tetrallegri”. Tra le sue raccolte poetiche figurano titoli memorabili come Aiku lokaliFootball PartyNoi parrocchiani e Icaro depennato. La sua poetica oscillava tra espressionismo e satira pungente spesso
La pittura come strumento di critica
Nel corso degli anni ’80 ha collaborato con il quotidiano Il Lavoratore realizzando una serie di dipinti antimilitaristi che richiamano lo stile di George Grosz e Enrico Baj ma con un tocco inconfondibile. I suoi ritratti di generali e figure autoritarie veicolavano una critica aspra al potere, mantenendo al contempo una forza visiva che ne enfatizzava la dimensione umana.
Impegno politico e sociale
Pierri non è stato solo un artista, ma anche un attivo compagno di strada per la Rifondazione Comunista Trieste. Nei primi anni ’80 ha scritto per Il Lavoratore denunciando la povertà e le ingiustizie sociali, e si è dichiarato fermamente nemico di ogni ortodossia. Il suo atteggiamento radicale si rifletteva in azioni concrete, come le serate al Knulp dove il dibattito politico si intrecciava con performance artistiche.
Il lascito umano e familiare
Al momento della sua scomparsa, Pierri lasciava il conforto della moglie Afra della figlia Miriam e dei nipoti, oltre a un vasto gruppo di amici e collaboratori. Il Partito della Rifondazione Comunista ha espresso le più sentite condoglianze, sottolineando che la sua morte rappresenta una “morte non-morte“, un’assenza che rimarrà viva nelle sue opere, nei suoi sberleffi e nella sua profonda eticità.
Un’eredità che continua a parlare
All’inizio del 2026 Pierri aveva illustrato il volume Un caffè? e gli arcani di Ugo Pierri curato da Dino Faraguna e Diego Allaix, un viaggio nei caffè storici di Trieste che unisce arte e memoria urbana. Questo progetto, insieme alle sue poesie, ai dipinti e alle collaborazioni politiche, testimonia come la sua figura fosse un catalizzatore culturale capace di trasformare l’ordinario in straordinario. La sua scomparsa lascia Trieste senza uno dei pochi intellettuali collettivi ancora attivi, ma la sua voce rimane impressa nei vicoli, nei caffè e nelle pagine che ha saputo riempire con la sua creatività.



