7 Ottobre 2026 🌧 20°

Scoperte nella grotta Tina Jama: tracce del Mesolitico al Neolitico

Scavatori italo-sloveni hanno portato alla luce un’ascia di corno e manufatti millenari, gettando nuova luce sulla svolta dal Mesolitico al Neolitico.

Scoperte nella grotta Tina Jama: tracce del Mesolitico al Neolitico

Nel cuore del Carso triestino, la grotta Tina Jama si è rivelata una capsula del tempo che custodisce tracce di vita umana di quasi otto mila anni. Il sito, situato nel comune di Sgonico/Zgonik, è stato oggetto di una nuova stagione di scavi avviata nel 2026, che ha permesso di estrarre, per la prima volta da decenni, reperti di straordinaria rarità e importanza scientifica.

Una squadra italo-slovena al lavoro: metodologie e collaborazioni

L’impresa di scavo è stata guidata dal professor Federico Bernardini del Venice Centre for Digital and Public Humanities e dal Centro Studi Archeologia Venezia dell’Università Ca’ Foscari Venezia. In stretta sinergia con l’Institute of Archaeology della Slovenian Academy of Sciences and Arts, rappresentato da Elena Leghissa, il progetto ha beneficiato del supporto tecnico del Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e della collaborazione dell’Università di Siena. Il finanziamento proviene dal programma “Archaeological Research (2022–2027)”, mentre i proprietari del terreno e le aziende agricole locali hanno garantito l’accesso e il sostegno logistico indispensabili.

Gli oggetti ritrovati: dettagli e interpretazioni

Tra i reperti più enigmatici emerge un’ascia di corno di cervo ancora munita di una perforazione incompleta, che testimonia una tecnica di lavorazione ancora poco conosciuta per l’epoca. Accanto all’ascia, sono stati scoperti numerosi manufatti in pietra in particolare punte di freccia di forma trapezoidale, insieme a scarti che rivelano il processo produttivo. Sono presenti anche punte in osso frammenti di denti e ornamenti realizzati con conchiglie sia marine che di acqua dolce, alcuni dei quali mostrano tracce di ocra utilizzata probabilmente a scopo decorativo. I canini di cervo, forati in modo da creare pendagli, ne evidenziano l’uso come elementi di collana, con uno dei pezzi che riporta ancora tracce di pigmento rosso.

Un dente umano da latte e le testimonianze biologiche

Un ulteriore ritrovamento di rilevanza è il dente umano da latte che conferma la presenza di individui all’interno del deposito e offre spunti per futuri studi bioarcheologici, quali l’analisi del DNA e la datazione al carbonio. La combinazione di resti umani, strumenti di pietra e oggetti ornamentali permette di ricostruire un quadro più completo delle pratiche sociali di comunità di cacciatori-raccoglitori all’epoca del tardo Mesolitico.

Implicazioni per la storia preistorica del Nord-Est Adriatico

Il valore dei reperti di Tina Jama risiede nella loro capacità di colmare una lacuna cronologica finora evidente nella zona carsica e istriana, dove le sequenze stratigrafiche mesolitiche sono spesso frammentate o alterate. La stratigrafia del sito mostra chiaramente una sovrapposizione di strati mesolitici recenti con i primi depositi neolitici, suggerendo un periodo di transizione avvenuto intorno al 7500 a.C. Il passaggio da una sussistenza basata su caccia e raccolta a una più varia economia, comprendente l’agricoltura e l’allevamento, può ora essere meglio interpretato grazie ai materiali di origine animale e vegetale rinvenuti.

Il pubblico avrà la possibilità di approfondire questi risultati grazie a visite guidate gratuite programmate per sabato 10 ottobre, un’iniziativa pensata per avvicinare la cittadinanza al patrimonio archeologico locale e promuovere la conoscenza della nostra preistoria.

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