Il disegno di legge sulla caccia, comunemente indicato dagli ambientalisti come “Sparatutto”, è tornato sull’agenda della Camera nella XIII Commissione Agricoltura. Dopo aver superato il Senato, il provvedimento si trova ora in una fase di esame che, fino al mercoledì 7 ha mostrato segni di stallo: nella seduta del 23 settembre la commissione ha discusso soltanto due emendamenti, entrambi finalizzati a rafforzare il richiamo alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.
Il dibattito si è concentrato su due proposte identiche, presentate da Francesco Emilio Borrelli (AVS) e Susanna Cherchi (M5S). Entrambe chiedevano di inserire nel titolo della nuova legge gli articoli 9 e 41 della Costituzione e di richiamare la normativa europea in materia di caccia e ambiente. Alessandro Caramiello, anch’egli del M5S e co-firmatario dell’emendamento di Cherchi, ha sostenuto che tali riferimenti dovrebbero diventare dei parametri imprescindibili per la nuova disciplina, in linea con il sentimento di contrarietà della maggioranza degli italiani verso la caccia.
Rifiuto degli emendamenti e posizione della maggioranza
Nonostante l’intensità delle argomentazioni, la commissione ha respinto entrambi gli emendamenti. Maria Cristina Caretta, presidente della commissione e segretaria della Confederazione associazioni venatorie italiane (Confavi) ha deciso di rinviare la trattazione a mercoledì lasciando il provvedimento fermo nella sua forma attuale. Borrelli ha ribadito che, per il suo gruppo, l’unico vero confronto politico dovrebbe prevedere una ricomposizione completa della riforma, con la partecipazione diretta delle organizzazioni ambientaliste. In assenza di tale dialogo, l’appello del Ministro Lollobrigida a un confronto tra le varie forze politiche è stato giudicato “privo di utilità”.
Articoli 9 e 41: cosa chiedono le opposizioni
L’articolo 41, introdotto con la legge costituzionale n. 1 del 2022, stabilisce che l’iniziativa economica privata è libera entro i limiti della utilità sociale e senza recare danno a salute, ambiente, sicurezza, libertà e dignità umana. L’articolo 9, anch’esso potenziato nel 2022, si focalizza sulla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi per le generazioni future. Le proposte di Borrelli e Cherchi miravano a inserire esplicitamente questi principi nella riforma, rafforzando così le garanzie per gli animali e per gli habitat naturali. Gli oppositori hanno inoltre lamentato che la bozza attuale non attribuisce un peso adeguato alla protezione animale alle valutazioni scientifiche né alle esigenze di conservazione, privilegiando invece un approccio antropocentrico.
Le critiche di Nadia Romeo e Carmen Di Lauro
Nadia Romeo (PD) ha sottolineato che il nuovo quadro costituzionale richiede strumenti sostenibili per gli agricoltori, basati su evidenze scientifiche e sulla salvaguardia della biodiversità. Carmen Di Lauro (M5S) ha rimarcato come l’attuale impostazione, centrata sull’aumento dell’incidenza venatoria, sia in contrasto con la netta opposizione dei cittadini italiani alla caccia. Entrambe le osservazioni convergono nel denunciare una riforma che, secondo loro, trascura la scienza ecologica a favore di interessi settoriali.
Apertura del mercato per le aziende faunistiche-venatorie
Un altro aspetto decisivo del disegno di legge riguarda la modifica delle regole per le Aziende faunistiche-venatorie (Afv). Dal gennaio 2026 è stato eliminato il divieto di lucro, una disposizione inserita nella legge di bilancio 2026 approvata dalla Camera. Dopo 34 anni dalla loro creazione con la legge n. 157/1992, le Afv possono ora operare come imprese individuali o collettive, con la possibilità di convertire la loro forma giuridica su richiesta alle Regioni. Si stima che più di mille Afv responsabili di circa un milione di ettari trarranno beneficio da questa liberalizzazione.
Il punto di vista del CNCN
Il Comitato nazionale caccia e natura (CNCN) ha accolto la riforma definendola una “fine al limbo giuridico e fiscale” che da tempo frenava le attività venatorie. Secondo il CNCN, la nuova disciplina potrà creare un “circolo virtuoso” tra caccia, agricoltura e turismo, valorizzando il territorio agrosilvopastorale e contribuendo alla bellezza e alla biodiversità del paesaggio italiano. Tuttavia, le associazioni ambientaliste, tra cui la Lipu, hanno contestato aspramente questi argomenti, affermando che la caccia è incompatibile con la tutela della biodiversità e che affidare la soluzione a chi “ha in gran parte causato il problema” è impensabile.
Il futuro del provvedimento in aula
La questione dell’iter parlamentare resta altrettanto controversa. Mario Perantoni (M5S) ha espresso dubbi sulla possibilità di inserire il disegno di legge nel programma dei lavori dell’Assemblea per novembre soprattutto perché numerosi emendamenti devono ancora essere esaminati. La pressione per anticipare il voto sembrerebbe spingere verso una corsa affrettata all’aula, nonostante la mancanza di accordi con le opposizioni.



