Intorno alle 22.15 del 29 settembre, una violenta fiammata è scoppiata all’interno del capannone della Fincantieri di Ancona. L’incendio ha colpito due operai impiegati da ditte di appalto, provocando la morte di Sofiane Boutraa tunisino 55enne e padre di tre figli, e gravi ustioni su Kabir Mohidul 29enne di origini bengalesi. I soccorsi dei Vigili del Fuoco, della Polmare e dei servizi medici sono intervenuti subito, ma Boutraa non ce l’ha fatta, mentre Mohidul è stato trasferito al Centro Grandi Ustionati di Pisa in condizioni critiche.
Incidente nel blocco quinta marcia
Il drammatico avvenimento si è verificato nel così chiamato blocco quinta marcia una zona angusta dello stabilimento dove si eseguono lavori di carpenteria su una nave in fase di assemblaggio. Secondo le prime ricostruzioni, la fiammata potrebbe essere nata da una perdita di acetilene o da una scintilla prodotta dall’uso di un cannello, ma la Polizia Municipale sta ancora valutando le prove raccolte. Sul posto sono stati attivati i protocoli di emergenza previsti dall’azienda, ma la rapidità del fenomeno ha impedito ai lavoratori di mettersi al riparo.
Le vittime
Sofiane Boutraa era arrivato a Ancona diversi anni fa, dove aveva costruito una famiglia. L’uomo, nato in Tunisia, lavorava per una ditta esterna incaricata di lavori di finitura e saldatura. La sua morte ha suscitato una profonda commozione tra i colleghi e le comunità di immigrati. Kabir Mohidul invece, è rimasto con ustioni su più dell’80% del corpo; le sue condizioni sono state definite gravissime e i medici esperti hanno avvertito che la prognosi resta incerta. Entrambi i lavoratori erano impiegati da aziende appaltatrici, evidenziando la vulnerabilità dei dipendenti di subappalto in cantieri ad alta pericolosità.
Reazioni sindacali e sciopero di otto ore
Subito dopo l’incidente, i sindacati Fiom, Fim e Uilm hanno organizzato un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento, bloccando l’accesso per otto ore. Sara Galassi segretaria della Fiom Cgil di Ancona, ha dichiarato: “Bene l’impegno dell’amministratore delegato sulla sicurezza nei subappalti però ora si deve trasformare in realtà. Andrebbe anche ridotto l’utilizzo dei subappalti.” Il messaggio è stato condiviso anche da Luigi Imperiale segretario regionale Fim-Cisl, che ha definito lo sciopero “un segnale minimo” e ha chiesto all’azienda spiegazioni dettagliate sull’incidente.
La segretaria regionale della UIL MarcheClaudia Mazzucchelli ha lanciato un appello per la creazione di una “procura speciale” per indagare su questi fatti, proponendo persino la fattorizzazione del reato di “omicidio sul lavoro”. Anche il sindaco di Ancona, Daniele Silvetti ha espresso cordoglio, sottolineando che “la morte sul lavoro è un evento assurdo, che non possiamo accettare come inevitabile” e ha invitato le autorità a intensificare le misure di sicurezza.
Il dibattito sulla sicurezza nei subappalti
Il caso di Ancona riaccende la discussione nazionale sulla pratica dei subappalti. Nell’impianto lavorano circa 800 dipendenti diretti di Fincantieri ma il numero totale di persone coinvolte, contando le imprese esterne, può superare i 4.000. I sindacati sostengono che questa struttura frammentata rende difficile il controllo delle misure di sicurezza creando una “giungla” di contratti che favorisce il taglio dei costi a scapito della tutela dei lavoratori. Maurizio Landini, segretario della CGIL, ha definito la vicenda “una strage” e ha chiesto di “fermare questo modello di fare impresa che uccide”.
Da parte politica, la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein ha affermato che “non possiamo accettare che si continui a morire di lavoro o di stage” e ha richiesto un intervento legislativo per limitare il ricorso a subappalti a cascata. Altre forze di centrosinistra hanno definito la catena di subappalto “una giungla” e hanno chiesto misure urgenti per rendere più trasparente il sistema di appalto.
Fincantieri, da parte sua, ha espresso profondo cordoglio per la perdita di Boutraa e solidarietà per Mohidul, dichiarando di essere “a disposizione delle autorità competenti” e di garantire la “massima collaborazione” alle indagini in corso. L’azienda ha ribadito di aver attivato immediatamente le procedure di emergenza e di aver allertato i soccorsi, ma ha anche riconosciuto l’importanza di rivedere i propri protocolli di sicurezza, soprattutto per quanto riguarda le attività svolte dalle ditte di subappalto.
Le indagini per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente saranno condotte dalla Polmare e dalla scientifica, che esamineranno i residui di gas, le condizioni di ventilazione del capannone e i registri di manutenzione delle attrezzature. Nel frattempo, il presidio dei lavoratori rimane un monito visibile per l’intera industria navale, ricordando che, come hanno sottolineato i sindacati, “basta morire lavorando”. La speranza è che la tragedia di Ancona possa fungere da campanello d’allarme per una revisione strutturale del modello di appalto, ponendo la sicurezza dei dipendenti al di sopra di ogni considerazione economica.



