Il tennis chiede mobilitàforzaagilità e una capacità di recupero lucida tra un punto e l’altro. Un protocollo settimanale ispirato alla preparazione dei tennisti aiuta principianti e intermedi a costruire basi solide senza attrezzatura costosa, puntando su qualità del movimento e progressione. L’obiettivo: muoversi meglio, colpire con controllo e ridurre il rischio di fastidi a spalle, schiena e ginocchia.
Di seguito un piano modulare con giorni strutturati e alternative lampo. Ogni seduta dura 35–60 minuti, si esegue in spazi ridotti e si adatta al livello. Le priorità: tecnica dei fondamentali a corpo libero, carico sufficiente per stimolare, tempi di recupero precisi e strumenti minimi come miniband, corda e una kettlebell.
Struttura della settimana: 4 pilastri e flessibilità
La settimana ruota su quattro pilastri: mobilità (spalle, anche, caviglie), forza (core, catena posteriore, spinta/tirata), agilità (piedi rapidi, cambi di direzione) e recupero (respirazione e scarico). Schema tipo: Giorno 1 Mobilità+Forza A; Giorno 2 Agilità+Core; Giorno 3 Recupero attivo; Giorno 4 Forza B; Giorno 5 Agilità specifica; Giorno 6 Mobilità profonda; Giorno 7 Riposo. Per chi gioca già 1–2 partite, sostituire un giorno di agilità con partita leggera e alleggerire la forza il giorno successivo.
L’intensità si regola con serieripetizioni e tempi di recupero. Principianti: 2–3 serie a RPE 6–7 (sforzo moderato), recuperi da 60–90 secondi. Intermedi: 3–4 serie a RPE 7–8, recuperi 45–75 secondi. Il volume totale settimanale cresce del 10–15% ogni 2 settimane, poi una settimana di scarico.
Giorno 1 – Mobilità dinamica e forza A (spinta e posterior chain)
Riscaldamento (8–10 minuti): oscillazioni d’anca con bastone o asciugamano, CARs di spalla (circonduzioni lente), affondi in cammino con torsione, skip leggero o corda 2×60”. Focus su range controllato e ritmo. Forza A: push-up su rialzo 3×6–10; hip hinge con kettlebell 3×8–12; rematore con miniband 3×12–15; split squat 3×8–10 per lato; plank basso 3×30–45”.
Progressione: abbassare l’altezza dei push-up fino al suolo, aumentare il peso della kettlebell a parità di forma, portare lo split squat in tempo sotto tensione (3 secondi in discesa). Recuperi regolari, stop a una ripetizione dalla fatica tecnica. Priorità alla stabilità del core e alla colonna neutra nei movimenti di anca.
Giorno 2 – Agilità e core reattivo
Riscaldamento (6–8 minuti): passi laterali con miniband, posizione atletica e micro-salti, skip A breve. Agilità: ladder immaginaria 3×20–30” (alternare one-in, in-in-out), scatti 5–10 m 6× con partenza reattiva, shuffle laterale 4×15 m con stop controllato. Core: dead bug 3×8 per lato, side plank 3×20–30” per lato, anti-rotazione con miniband 3×10–12.
Enfasi sulla meccanica dei piedi appoggio avampiede morbido, ginocchia tracking verso l’esterno, busto stabile. Intermedi inseriscono 3×10” di pogos (saltelli elastici) fra le serie. Recupero breve ma sufficiente a mantenere qualità. Se si gioca in giornata, tagliare il volume a metà e usare il blocco come attivazione pre-partita.
Giorno 3 – Recupero attivo e scarico mirato
Sessione breve (20–30 minuti): camminata veloce o cyclette 12–15 minuti a intensità facile, mobilità controllata di colonna toracica e anche, decompressione spalle con appoggio alla parete 2×60”. Sequenza di respirazione 4–6–6 (inspirare 4”, pausa 6”, espirare 6”) per 5 minuti. Chi sente polpacci rigidi lavora 2×90” per lato su allungamento gastrocnemio/soleo.
Il recupero non è un optional: favorisce tolleranza al carico riduce affaticamento e prepara ai lavori di intensità. Evitare stiramenti aggressivi; preferire mobilità attiva e oscillazioni leggere. Se compaiono dolori persistenti, ridurre il volume del 20–30% nei successivi due giorni e ricalibrare i carichi.
Giorno 4 – Forza B (tirata, anca e stabilità)
Riscaldamento (8 minuti): squat a corpo libero con reach, mobilità caviglie al muro, scapular push-up. Forza B: hip thrust monopodalico 3×8–10 per lato; rematore a corpo libero con tavolo solido 3×6–10 (o miniband pesante 3×12–15); overhead press con kettlebell leggera 3×6–10; pallof press 3×10–12; farmer carry 4×20–30 m.
Gestire la fatica pause da 60–90” tra serie pesanti, qualità del movimento come metrica principale. Intermedi aggiungono 2×6–8 di squat goblet. Se manca la kettlebell, sostituire con zaino carico stabile. Il carry allena grip postura e resistenza locale, utili per stabilità in copertura del campo.
Giorno 5 – Agilità specifica tennis e finisher metabolico
Riscaldamento (6 minuti): corsa laterale fluida e skip B. Drills: split step reattivo 4×20”, pattern a “V” (avanti-diagonale–backpedal) 6×20”, crossover + shuffle 4×15 m, lanci leggeri con palla medica 3×6 (rotazione e slancio dall’anca). Finisher: corde o shadow footwork 6×30” on/30” off.
Focus su tempismo del primo passo e controllo della frenata. Lo split step deve essere breve e elastico; evitare salti alti che rallentano. Il finisher simula scambi intensi: mantenere postura attiva e respirazione naso-bocca. Principianti riducono a 4 ripetizioni per esercizio; intermedi aggiungono 1–2 set sui lanci.
Giorno 6 – Mobilità profonda e prehab
Sequenza (25–35 minuti): 90/90 anche 2×60” per lato con transizioni attive; mobilità toracica su foam roller 2×60”; scivolate scapolari alla parete 2×12; ankle rocks 2×15; eccentrico polpacci 3×8–10; rilascio miofasciale su pianta del piede 2×60” per lato. Concludere con camminata leggera 10 minuti.
La seduta cura le aree critiche del tennis: anche per la rotazione caviglie per impulso e frenata, spalle per la catena di spinta. Muoversi lentamente, respirare profondo e mantenere stabilità lombare. Se il tempo scarseggia, eseguire solo 90/90, ankle rocks ed eccentrico polpacci (12–15 minuti totali).
Attrezzatura minima e alternative in spazi ridotti
Bastano: miniband corda, kettlebell da 8–12 kg (donne) o 12–16 kg (uomini), palla medica leggera. In spazi piccoli, usare una “ladder” disegnata con nastro, scatti sul posto e shuffle su 3–4 metri. Senza kettlebell: zaino riempito di libri, ben chiuso. Senza corda: skip sul posto a tempo. Il tavolo robusto sostituisce il rematore a bilanciere.
Gestione del tempo: moduli da 20 minuti. Esempio express: 3× circuiti da 6’ (1’ mobilità dinamica, 3’ forza alternata, 1’ core, 1’ agilità). Nei giorni di partita, usare solo mobilità e attivazione; nel post-partita, scarico e respirazione. L’aderenza vale più del volume: meglio 4 sedute brevi costanti che due maratone irregolari.
Errori comuni e come evitarli
– Saltare il riscaldamento: aumenta rigidità e peggiora il timing. Bastano 6–8 minuti di attivazione mirata.
– Eccesso di pliometria: senza base di forza, polpacci e tendini soffrono. Introdurre salti progressivamente.
– Carichi casuali: usare RPE e cadenza controllata per mantenere qualità.
– Mancato recupero: dormire poco e zero scarico bloccano i progressi. Inserire un giorno di recupero attivo.
– Tecnica trascurata: meglio meno ripetizioni ma pulite, con core stabile e allineamenti corretti.
Per adattare il protocollo al livello: principianti lavorano su pattern fondamentali, serie ridotte e recuperi più lunghi; intermedi aumentano densità, introducono goblet squat, press singolo braccio e finisher più intensi. Monitorare sensazioni post-seduta: stanchezza gestibile entro 24–36 ore indica carico adeguato. Dolori articolari richiedono riduzione volume e verifica della tecnica con un professionista.



