Domani domenica 4 ottobre, il Capitol di Pordenone si trasforma in un laboratorio di narrazioni viventi. La performance intitolata Confini non è solo un evento culturale, ma una vera sperimentazione di come la salute mentale possa uscire dal contesto clinico per diventare arte condivisa. Il pubblico sarà invitato a guardare oltre le etichette diagnostiche, osservando i partecipanti – non più definiti pazienti, ma co-autori – che raccontano le proprie esperienze sul palcoscenico.
Il progetto “Confini” e i suoi protagonisti
L’iniziativa nasce dalla sinergia tra la Cooperativa Sociale FAI, Il Centro In Viaggio e il Dipartimento Dipendenze e Salute Mentale (DDSM) di Pordenone. Il cuore pulsante del percorso è rappresentato dalle persone seguite dal DDSM, che hanno deciso di lasciare il ruolo di spettatori per diventare parte integrante dello spettacolo. Come evidenziato da Lara Masut, Coordinatrice Servizi Territoriali Salute Mentale, il vero valore sta nel ribaltare la prospettiva tradizionale sulla fragilità“Non si tratta più di curare una diagnosi, ma di valorizzare competenze, storie ed emozioni”.
L’intervento di Gian Maria Accusani
Al fianco dei protagonisti, la serata accoglie la presenza di Gian Maria Accusani, musicista e cantautore pordenonese noto per i gruppi Prozac+ e Sick Tamburo. Le sue composizioni accompagneranno i momenti narrativi, creando un filo conduttore sonoro che evidenzia le sfumature emotive dei racconti. Accusani ha dichiarato che la sua missione è “dare voce alle esperienze altrui attraverso la musica, trasformando il dolore in melodia”.
Programma della serata e coinvolgimento della cittadinanza
La giornata inizia alle 17.30 con l’inaugurazione di una mostra fotografica curata da Maurizio Polese, che offre un’anteprima visiva del percorso creativo svolto dai partecipanti. Le immagini, scelte con cura, mostrano volti, gesti e spazi di vita quotidiana, preparando lo spettatore a un’esperienza immersiva. Alle 18.30, invece, prende il via lo spettacolo vero e proprio, aperto a tutti e a ingresso libero.
Dichiarazioni e obiettivi di inclusione
Ivana Foresto, Responsabile del Settore Salute Mentale, ha sottolineato che l’evento vuole “invitare la cittadinanza a fermarsi, ascoltare e guardare oltre le etichette”. La sua riflessione mette in luce come i confini non siano soltanto barriere, ma possano diventare punti di partenza per il confronto e l’integrazione. Il messaggio centrale è chiaro: ognuno può contribuire alla vita collettiva se viene riconosciuto per le proprie capacità e non solo per la diagnosi.
L’evento mira a dimostrare che le pratiche artistiche non sono semplici strumenti riabilitativi ma veicoli di partecipazione reale, in grado di abbattere pregiudizi e di costruire nuove forme di solidarietà nella comunità di Pordenone.



