Un’inchiesta giornalistica ha portato alla luce un capitolo oscuro della storia recente: Trieste come punto di partenza per viaggiatori d’élite diretti a Sarajevo durante l’assedio degli anni ’90. Questi individui, secondo le testimonianze raccolte, partecipavano a quello che è stato definito safari umani sparando sui civili dalle alture circostanti. Il giornalista Ezio Gavazzeni ha documentato queste attività nel suo libro “I cecchini del weekend” ma le sue scoperte sono state recentemente messe in discussione.
Le indagini e le testimonianze contrastanti
L’inchiesta di Gavazzeni ha identificato oltre 200 persone, tra italiani e stranieri, che utilizzavano Trieste come base per raggiungere Sarajevo. Questi viaggiatori, spesso di alta estrazione sociale, pagavano cifre esorbitanti per partecipare a queste attività illecite. Gavazzeni ha anche individuato un ristorante a Trieste dove i “turisti della morte” si riunivano prima delle loro spedizioni.
Tuttavia, un’indagine pubblicata il 9 luglio 2026 dal Balkan investigative reporting network ha sollevato dubbi sulle affermazioni di Gavazzeni. Secondo questa inchiesta, le fonti utilizzate da Gavazzeni sarebbero anonime e, quindi, inaffidabili. Inoltre, il generale Sefer Halilović, a capo della direzione militare bosniaca fino al 1993, ha dichiarato di non aver ricevuto informazioni sui cecchini e che i servizi di sicurezza “non sapevano nulla”.
Le repliche di Gavazzeni
Ezio Gavazzeni ha risposto alle critiche ribadendo che dietro i nomi di fantasia utilizzati nel suo libro ci sono nomi e cognomi reali depositati presso la Procura di Milano. Ha spiegato che la decisione di non rivelare le vere identità delle fonti è stata presa per proteggerle da querele infondate. Inoltre, ha sottolineato che il 70 per cento delle sue fonti ha successivamente testimoniato in procura, mettendo la faccia alle proprie dichiarazioni.
Gavazzeni ha anche contestato la tempistica delle dichiarazioni di Halilović, notando che il generale è stato sollevato dall’incarico il 1 novembre 1993 e sostituito da Rasim Delić. Inoltre, Gavazzeni ha messo in discussione la testimonianza di Marko Lugonja, deceduto il 18, chiedendo chiarimenti su quando e come sia stata raccolta la sua dichiarazione.
Le indagini internazionali
Le rivelazioni di Gavazzeni hanno suscitato l’interesse di diverse procure europee, tra cui quelle di Sarajevo, Berna, Vienna e Bruxelles, oltre alla Procura di Milano. Gavazzeni è stato ascoltato dalle procure di Berna e Bruxelles e ha preparato memorie per le loro inchieste. Inoltre, il caso è arrivato all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, dove una mozione sostenuta da 23 Paesi ha chiesto l’apertura di un’inchiesta a livello internazionale.
La traduzione del libro di Gavazzeni in Bosnia ed Erzegovina è prevista per fine luglio 2026, con il contributo di Edin Subašić. Questa pubblicazione è attesa per avere un impatto significativo sul dibattito pubblico locale. Gavazzeni ha espresso preoccupazione per le contestazioni mosse alla sua inchiesta, definendole “sproporzionate rispetto agli elementi realmente portati a sostegno”.
Mentre le indagini continuano, la verità su questi inquietanti episodi rimane avvolta nel mistero. Le testimonianze contrastanti e le domande senza risposta lasciano spazio a ulteriori approfondimenti e rivelazioni.



