18 Settembre 2026 ☁ 24°

Motovedette italiane consegnate alla Tunisia per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso

Tre motovedette italiane sono state consegnate alla Tunisia per rafforzare le capacità di ricerca e soccorso in mare. Scopri come queste nuove unità stanno migliorando la sicurezza marittima.

Motovedette italiane consegnate alla Tunisia per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso

Il porto di Tunisi ha recentemente accolto tre nuove motovedette italiane progettate per potenziare le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) in mare. Queste unità, costruite dal cantiere navale Cartubi di Trieste, rappresentano un passo significativo nel rafforzamento della cooperazione tra Italia e Tunisia nel settore della sicurezza marittima.

Le motovedette, lunghe 20 metri e realizzate in alluminio, sono dotate di tecnologia autoraddrizzante e sono progettate per operare anche in condizioni meteomarine avverse. La consegna, avvenuta il 5 giugno 2026, è stata possibile grazie al trasferimento marittimo a bordo della chiatta Susanna trainata dal rimorchiatore Piemonte.

Un investimento strategico per la sicurezza marittima

La commessa per queste motovedette risale al 2026, anche se l’identità del cliente non è stata resa pubblica. Fonti di settore parlano genericamente di un ente marittimo locale, senza specificare se le unità siano destinate alla Marina tunisina o alla Guardia nazionale. Tuttavia, la consegna conferma il crescente ruolo della cantieristica italiana nel rafforzamento delle capacità tunisine di ricerca e soccorso e di sorveglianza marittima.

Queste tre unità non devono essere confuse con altre due motovedette SAR da 20 metri, sempre costruite da Cartubi, ma destinate espressamente alla Guardia nazionale tunisina nell’ambito di un programma finanziato dall’Unione europea. Nel settembre 2026, la Marina tunisina aveva già ricevuto due imbarcazioni di ricerca e soccorso attraverso il progetto europeo Sostegno alle operazioni di ricerca e soccorso in mare in Tunisia finanziato da Bruxelles e attuato da Civipol con il sostegno della cooperazione tecnica tedesca Giz.

Il partenariato strategico tra Unione europea e Tunisia

Il rafforzamento della flotta tunisina rientra nel più ampio partenariato strategico tra Unione europea e Tunisia, firmato nel luglio 2026. Questo accordo prevede, tra gli altri interventi, la manutenzione e la fornitura di unità navali, veicoli, telecamere termiche, equipaggiamenti operativi e attività di formazione per la Guardia nazionale e la Marina tunisina, oltre ai programmi di rimpatrio volontario dei migranti.

Secondo la Delegazione Ue, i mezzi sono destinati a proteggere le vite in mare, migliorare la gestione delle frontiere marittime e contrastare le reti di trafficanti di esseri umani. Tuttavia, non tutti sono d’accordo con questa strategia. A tre anni dalla firma del Memorandum d’intesa, 46 organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto alla Commissione europea e agli Stati membri di sospendere immediatamente il sostegno alle autorità tunisine in particolare alle forze di sicurezza impegnate nel controllo delle frontiere.

Critiche delle organizzazioni per i diritti umani

Le organizzazioni, tra cui Amnesty InternationalHuman Rights WatchEmergencyMediterranea Saving HumansSea-WatchSos Méditerranée e EuroMed Rights definiscono il Memorandum un modello di complicità che avrebbe favorito gravi violazioni dei diritti umani anziché garantire protezione a migranti e rifugiati.

Secondo le Ong, l’intesa ha rafforzato la strategia di esternalizzazione delle frontiere, privilegiando il contenimento delle partenze attraverso il sostegno ai guardacoste tunisini rispetto all’accesso all’asilo e ai canali legali e sicuri. L’Ue e gli Stati membri hanno destinato 105 milioni di euro al rafforzamento dei controlli di frontiera, con mezzi navali, equipaggiamenti, formazione e supporto operativo.

Le organizzazioni denunciano che questo approccio ha prodotto intercettazioni in mare, respingimenti collettivi, espulsioni sommarie e trasferimenti verso la Libia, dove le persone migranti rischiano detenzione, sfruttamento e violenze. Nel documento si sottolinea inoltre che la Tunisia non può essere considerata un luogo sicuro ai sensi del diritto internazionale del mare, richiamando rapporti di esperti delle Nazioni Unite, inchieste giornalistiche e documentazione delle organizzazioni per i diritti umani.

Le 46 organizzazioni chiedono quindi una revisione completa della cooperazione Ue-Tunisia in materia migratoria, la sospensione dei finanziamenti alle forze di sicurezza coinvolte nelle violazioni, maggiore trasparenza sull’utilizzo dei fondi europei e il ripristino di una politica fondata sul rispetto dei diritti umani, del diritto d’asilo e del principio di non respingimento.

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