23 Settembre 2026 🌤 20°

Manifestazione a Trieste: 200 kosovari contro condanne di Thaçi

Duecento kosovari hanno marciato per le strade di Trieste contestando le condanne per crimini di guerra, provocando disagi ma nessun confronto violento.

Manifestazione a Trieste: 200 kosovari contro condanne di Thaçi

Il 23 settembre 2026 la città di Trieste è stata al centro di una manifestazione non autorizzata, scaturita dalle recenti sentenze che hanno condannato quattro ex leader dell’esercito di liberazione del Kosovo (UÇK) per crimini commessi durante la guerra del 1998-1999. L’episodio ha riacceso le tensioni tra le comunità kosovare e serbe presenti sul territorio, suscitando un acceso dibattito su parità di trattamento e rispetto delle norme civili.

Condanne per ex leader dell’UÇK: i fatti giudiziari

Le Camere specializzate per il Kosovo un tribunale misto con giudici internazionali, hanno inflitto pene severe a quattro figure di spicco dell’UÇK: l’ex presidente Hashim Thaçi (25 anni), Kadri Veseli (18 anni), Rexhep Selimi (13 anni) e Jakup Krasniqi (25 anni). Le accuse comprendono detenzione arbitraria di 385 personetrattamenti crudeli contro 49 individuitorture subite da 303 prigionieri e l’uccisione di 96 vittime. Gli imputati hanno respinto le accuse e hanno annunciato immediatamente l’intenzione di ricorrere in appello.

Il corteo non autorizzato di domenica a Trieste

Verso le ore serali di domenica, circa 200 kosovari hanno iniziato a marciare da piazza Garibaldi percorrendo via Mazzini per poi arrivare a piazza Verdi e piazza Unità, dove hanno sventolato bandiere e striscioni, scandendo slogan e suonando trombe da stadio. Il corteo ha bloccato la viabilità, ma non sono stati registrati scontri con la folla. Davanti alla Prefettura sono intervenuti Carabinieri e Polizia in assetto anti-sommossa, garantendo il mantenimento dell’ordine fino allo scioglimento del gruppo nei pressi di San Giacomo.

Dichiarazioni di Lidija Radovanović

La presidente dell’Unione dei Serbi in Italia Lidija Radovanović, ha commentato l’evento definendolo doloroso per la sua comunità. Ha ricordato che la sentenza “parla dei crimini di guerra inclusi persecuzione, arresti e detenzioni illegali, torture, omicidi, trattamenti crudeli e sparizioni forzate” e ha riconosciuto il diritto dei cittadini di origine albanese di esprimere dissenso. Tuttavia, ha avvertito che “quando tali sentimenti si traducono in slogan a favore dei criminali di guerra, il problema diventa una questione di convivenza civile e di rispetto reciproco”. Ha inoltre denunciato “frasi minacciose contro i serbi, avvolti nella bandiera dell’UÇK” durante la manifestazione.

Reazioni e indagine delle autorità

La Questura ha avviato un’indagine per identificare gli organizzatori del corteo non preavvisato, considerandolo una violazione delle norme sulla manifestazione pubblica. Nonostante il blocco del traffico, le forze dell'ordine hanno segnalato l’assenza di scontri fisici. Le autorità hanno sottolineato l’importanza di applicare le regole in modo uniforme, senza discriminazioni in base all’origine delle community coinvolte, auspicando “parità di trattamento, rispetto delle regole e attenzione verso tutte le persone che vivono a Trieste, indipendentemente dalla loro origine”.

Il dibattito si è ulteriormente arricchito con la riflessione sulla percezione del patriottismo e della memoria storica: la presidente serba ha concluso che celebrare figure condannate per crimini di guerra non può essere considerato un atto legittimo di identità culturale, ma rischia di alimentare divisioni e ostacoli alla coesione sociale nella città.

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